Cagliari, 26 apr. - (Adnkronos) - Su 465.000 edifici residenziali esistenti in Sardegna, circa 160.000 sono stati costruiti prima del 1960 e ben 100 mila sono attualmente in uno scarso stato di conservazione. E' quanto emerge da un'indagine della Cna Costruzioni Sardegna, che mette in evidenza anche il calo delle compravendite registrato nel 2012 e previsto anche per l'anno in corso. Calo che dimostra come la crisi induca i sardi proprietari di casa (circa l'87% contro una media nazionale dell'81%) a tenersi ben stretta la propria abitazione nonostante spesso questa versi in condizioni fatiscenti. L'indagine di Cna Costruzioni rileva infatti che in Sardegna oltre il 21% degli edifici e' in stato di conservazione mediocre (19,3%) o pessimo (2,1%): si tratta di circa 106 mila edifici con evidenti necessita' di riqualificazione. Il 45% delle famiglie sarde ritiene che un edificio debba essere rigenerato almeno ogni vent'anni e addirittura il 29,5% delle famiglie intervistate lamenta infiltrazioni e crepe nella propria abitazione. Eppure, rileva la Cna, in Sardegna la crisi non permette alle famiglie di investire nella manutenzione: una percentuale inferiore rispetto alla media italiana ha infatti effettuato negli ultimi 5 anni lavori di rinnovo o manutenzione del fabbricato. Cna Costruzioni ritiene, che oltre a quello del rinnovo degli edifici non residenziali pubblici, uno dei pochi settori in grado di dare una boccata d'ossigeno al mercato dell'edilizia in Sardegna e' secondo l'associazione artigiana quello della riqualificazione degli edifici privati "Per questo - dichiarano Francesco Porcu e Mauro Zanda, rispettivamente segretario regionale Cna e presidente di Cna Costruzioni - l'unica strada per rimettere in moto un settore dell'edilizia in piena crisi e dell'economia piu' in generale e' quella della riqualificazione e dell'efficientamento del patrimonio immobiliare esistente, del rilancio delle politiche urbane in chiave ecosostenibile, che devono tornare al centro delle politiche di sviluppo territoriale anche attraverso la capacita' di attrarre e valorizzare risorse umane ed imprenditoriali, legate alla qualita' dei luoghi, delle infrastrutture cittadine e dei servizi pubblici, culturali e sociali". (segue)




