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Confindustria, l'austerità europea uccide la nostra economia

Il presidente degli industriali Squinzi durissimo sui diktat di Bruxelles: "Superare barriera 3% tra debito e pil o Paese non uscirà mai dalla crisi"

Matteo Legnani
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L'Europa sbaglia nelle sue valutazioni sullo stato di salute dell'economia italiana. Ne è convinto il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, che nel corso del suo intervento dal palco dell'assemblea generale di Assolombarda non ha esitato a puntare il dito contro le politiche comunitarie stabilite a Bruxelles. Dopo Silvio Berlusconi (che nei giorni scorsi ha invitato il governo a "prendere la Merkel e la sua politica di austerity per le corna" e l'amministratore delegato della Fiat Sergio Marchionne, che ha invitato a "ripensare l'euro", perchè così com'è "non aiuta nessuno", un altro protagonista dell'economia italiana prende posizione contro le politiche di Bruxelles.  ''Faccio fatica ad accettarlo - ha detto Squinzi - ma l'Europa interpreta non correttamente i mali italiani che pur esistono''. Per Squinzi, e' vero che ''il debito pubblico deve essere tenuto sotto controllo e via via ridotto'', ma e' altrettanto vero che sul fronte dell'indebitamento dello Stato ''non siamo messi peggio degli altri Paesi avanzato, e sfiora l'autolesionismo dipingerci come l'aggregato piu' a rischio del mondo''. Anche perche' ''nel nostro Paese il debito pubblico e' in mani straniere solo per il 45%, in linea con quello dell'Olanda, ma molto piu' basso di Francia e Germania''. Senza contare che il debito pubblico italiano ''e' pari solo al 49% della ricchezza complessiva delle famiglie''. Percio', anche se ''in via squisitamente teorica'' secondo il presidente di Confindustria ''basterebbe solo la meta' di questa ricchezza per nazionalizzare il debito interno''. E, ancora, ''diventa incomprensibile la rigidita' assoluta della barriera al 3% nel rapporto tra debito e Pil'', ha lamentato ancora Squinzi, convinto della necessita' di ''modificare il modello di analisi'' perche' ''il rapporto andrebbe tarato sulla ricchezza complessiva della nazione''.

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