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Pensioni, l'esperto a Libero: chi viene massacrato dai tagli della riforma grillina

Davide Locano
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C'è un codice non scritto che regola da sempre tutte le dottrine liberali e moderate e le rende forti anche nel tempo di economia e mercati incerti come oggi. Fra i suoi assunti fondamentali: mai togliere ai pensionati ciò che hanno maturato come loro diritto previdenziale (che si sono conquistati lavorando per il nostro presente) e mai cancellare un diritto acquisito alle donne (che hanno sempre un diritto di credito sociale). Le migliaia di visualizzazioni seguite alla mia lettera sulle cosiddette pensioni d'oro, pubblicata da Libero di domenica 9 agosto, e un elenco lunghissimo di persone le cui famiglie e i cui destini sono a vario titolo colpiti dall'improvvida e incostituzionale proposta di legge varata da Di Maio, cui sono seguiti a pioggia molteplici commenti contrari di politici di varie appartenenze, mi hanno confortato nell'intento di contestare un provvedimento assurdo che viola i due assunti di partenza. Leggi anche: Pensioni, la sentenza di Alberto Brambilla Un aspetto non è peraltro ancora stato evidenziato a sufficienza in questa sciagurata iniziativa del ministro Di Maio: se si trattasse di norme di principio (equità) - come lui continua da mesi a sbandierare - sarebbe stato inevitabile applicarle a tutta la previdenza obbligatoria, comprese le casse dei professionisti (giornalisti, avvocati, ingegneri, geometri, notai, architetti, ragionieri, esperti contabili, dottori commercialisti, ecc.) e non solo a donne ed ex militari in pensione. La “solidarietà previdenziale” non può essere invocata semplicemente perché piace la parola e, anche se “orecchia bene” ai fini della spendita elettorale, non può essere un vuoto concetto che giustifica lo scippo di residuo futuro ad un pugno di anziani pensionati. La Corte Costituzionale (sentenza 173/2016) meno di due anni fa ha chiarito inequivocabilmente che i prelievi sulle pensioni non sono ammissibili se non in base a precise e inderogabili condizioni. Renato Brunetta ha segnalato subito che le categorie più colpite fin dall'inizio del provvedimento Di Maio sarebbero state le donne e gli ex militari e in uno dei suoi impeccabili articoli sul Giornale di agosto ha invocato il principio di uguaglianza e fornito una dettagliata elencazione di motivi di sbarramento al provvedimento fino alla Corte Europea. Niente da fare. TAGLI PUNITIVI Già l'ipotesi iniziale di ricalcolo contributivo sugli assegni considerati elevati alla categoria delle pensionate costituiva una doppia violazione del principio costituzionale di uguaglianza oltre che della irretroattività. Ora il nuovo cervellotico conteggio sull'età effettiva al momento del pensionamento colpisce ancora di più ex militari e donne, quelle categorie, cioè, che sono andate in pensione anticipatamente rispetto alle altre non per loro scelta, ma per legge dello Stato. E, mentre nei ben diversi e rari precedenti in cui fu invocato il principio della solidarietà previdenziale ai fini del prelievo, trapelavano almeno rispetto e dispiacere per la sofferenza inflitta ai sacrificati, in questo caso l'annuncio è stato celebrato come una vera trionfalistica caccia alle streghe. Questo è inammissibile. Il taglio, punitivo e contro le donne pensionate, è stato dichiarato con così tanta tracotanza e tale cattivo gusto da indurre alla ribellione contro questi toni arroganti e rivelatori di una inaccettabile incoltura. Se quando si parla di un nuovo e moderno linguaggio politico ci si riferisce a questa deriva pericolosa, bisognerà che tutti i moderati insorgano per reintrodurre gli elementi basilari ed essenziali minimi dell'educazione civica. È chiaro che le vittime nel mirino di Di Maio potranno invocare molti argomenti normativi e quantomeno gli articoli 2 e 38 con ulteriori contenuti della nostra Costituzione. Quella stessa - tra l'altro - che l'intero governo ha giurato di difendere e rispettare. Quella stessa che il vecchio Movimento 5 stelle che conoscevamo nei suoi tempi “gloriosi” dell'opposizione ora dileggia e stravolge per potersi assicurare il compimento del secondo mandato. Repubblica ha recentemente riportato che il ministro non solo non sarebbe arretrato, nonostante le palesi incostituzionalità segnalategli e non avrebbe corretto il provvedimento, ma che anzi avrebbe esortato i suoi follower ad accanirsi, anche lui come un altro suo collega sostenendo di aver subito «pressioni». Ma tutte queste asserite «pressioni» da chi arriverebbero? Da quattro pensionati ex militari e da povere donne pensionate? Penso a quante anziane madri e nonne hanno passato preoccupate l'estate pensando a come fare senza quella parte della loro buona pensione che avevano comunque legittimamente conquistato per sostenere affitti, mutui e spese di studio e mantenimento per figli non ancora autosufficienti e nipoti. Se i loro figli, quando terminano gli studi non obbligatori, non si immettono nel mercato (come in altri Paesi) già carichi di debiti e con finanziamenti da restituire a vita non è perché sono nati ricchi, ma perché molta parte di tali costi sono stati accollati da una parte di quella vecchia generazione italiana tanto vituperata che regge col suo risparmio e con la propria pensione un intero sistema generazionale che sta per affacciarsi sul mondo del lavoro. E voglio ripetere che se a inizio agosto abbiamo scritto a Di Maio che «gli anziani sono un tabù», oggi gli aggiungiamo «giù le mani dalle donne sempre, lavoratrici o pensionate». I loro diritti e le loro chance sono inviolabili, forse neanch'esse sanno i tanti aspetti di tutela che meriterebbero, poiché le donne sono le eterne sacrificate dal mondo del lavoro, dai sistemi retributivi notoriamente più bassi a parità di impiego, dai vincoli alla carriera e dagli ostacoli e dalle violenze ben note in ogni sede e grado. Le donne (specie quelle anziane) hanno un credito maggiore. GOVERNO MASCHILISTA Spiace che in questo governo ci sia una così scarsa rappresentatività femminile e lo si vede anche dai provvedimenti che adotta e da come li adotta: totale mancanza di rispetto per il genere meno rappresentato e involuzione completa anche nei provvedimenti di maggior sacrificio sociale. Spiace questo nuovo dilagante e serpeggiante “maschilismo”. Le quote di genere meno rappresentato vengono sempre più confinate, sacrificate e maggiormente colpite. Guardo perplessa a Di Maio, e non perché sono all'opposizione, ma per tutte le possibilità che ha e non adopera. Coi ministeri che si è riservato, con l'età di un giovane uomo che potrebbe ben tuffarsi nel lavoro pieno di idee, vigore e slancio, col senso di responsabilità per la grande e irripetibile opportunità di fare cose belle e importanti per il Paese, Di Maio non ha saputo ancora finora fare niente di buono e realmente positivo e costruttivo. Declama e festeggia dai balconi come se i suoi provvedimenti fossero i primi esempi di democrazia italiana, ma sono atti che purtroppo resteranno alla storia per approssimazione e improntitudine, scarsa significatività economica, irrilevanza giuridica della portata di crescita auspicata e per i danni che produrranno. Si accanisce ora contro due categorie di pensionati che dovrebbe premiare per la dignità (le donne) e l'onore (gli ex militari), dimenticando che se vive bene in questo Paese e ha le opportunità di libertà di essere stato votato e portato al governo è proprio per quelle generazioni. Non si possono fare politiche per i giovani togliendo agli anziani. E non mi si dica che si toglie a chi sta meglio per dare a chi sta peggio perché abbiamo già tutti le prove che non è così. Le scelte di Di Maio servono solo a mettere gli uni contro gli altri e ad alimentare un autentico cannibalismo sociale, fenomeno contro la crescita e il progresso. Il 2017 si è chiuso con una pur flebile ripresa per l'industria italiana il cui fatturato (su un campione di 2.075 aziende con oltre 50 dipendenti) è salito quantomeno del 5,8%. Certo, avrebbe potuto salire di più, ma comunque qualche passo c'è stato. Un bravo ministro con quelle deleghe avrebbe subito dovuto cogliere l'occasione e far spiccare il volo al 2018 con politiche per l'occupazione in modo da cavalcare l'automatica discesa della disoccupazione, conseguente alla lieve crescita del 2017 e rafforzando la riduzione fare schizzare la percentuale di occupati in scia alla congiuntura favorevole. Cosa è stato fatto da Di Maio è invece davanti agli occhi di tutti. Il “semestre bianco” sta mestamente passando e non è arrivata ancora una mezza idea per la crescita e per l'occupazione giovanile. La voce del verbo «governare» non contiene concetti astratti o slogan e presuppone impegno e applicazione pratica, come la voce del verbo «lavorare». Chi si propone per governare deve essere consapevole che sta assumendosi responsabilità che danno un significato più profondo al proprio lavoro e alla propria vita. Certo chi non ha fatto esperienza lavorativa nella sua vita manca di questa consapevolezza. Questa lacuna, tuttavia, non può destare sentimenti di comprensione quando mancano umiltà e impegno serio. Troppe declamazioni, troppi tweet e troppe dirette social, mentre impegni e oneri delle attività ministeriali restano indietro e sacrificati come l'apparato pubblico, che vede tutto, reclama. Di Maio revochi dunque la cattiva legge che toglie a donne ed ex militari in pensione ed emani leggi buone e progredite per la crescita e per il bene del Paese. Tempus fugit! di Cristina Rossello Avvocato e deputato di Forza Italia

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