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Fisco, da oggi sarà l'inferno: fatturazione elettronica, così lo Stato vi fregherà ancora

1 Gennaio 2019

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Fisco, da oggi sarà l'inferno: fatturazione elettronica, così lo Stato vi fregherà ancora

Da domani la fatturazione elettronica sarà in vigore.
Dopo aver sperato fino all' ultimo in un rinvio, artigiani, commercianti e titolari di microimprese devono rassegnarsi. Da domani la cessione di beni o servizi prestati alla clientela dovrà essere fatturata attraverso una piattaforma internet che fa transitare il documento contabile attraverso la banca dati dell' Agenzia delle entrate. Lasciandovi un segno indelebile. L' obiettivo è quello di tracciare anche le vendite fatturate ai privati cittadini. Ad esempio le prestazioni dell' idraulico.
Complessivamente i soggetti titolari di partita Iva sono 5.942.985 dei quali 3.791.799 sono persone fisiche, 830.543 società di persone, 1.262.864 società di capitali, 48.299 enti non commerciali e 9.480 non residenti che svolgono l' attività nel nostro Paese. Sono esclusi poco meno di un milione e mezzo di contribuenti, tutte persone fisiche che applicheranno il regime dei minimi.
Introdotta dal governo Gentiloni, la fattura elettronica è diventata un vero e proprio totem per i 5 Stelle. Tutto parte da una direttiva europea del 2006 che per ora soltanto l' Italia ha deciso di attuare.

Rompicapo digitale - Purtroppo il meccanismo, è semplice soltanto sulla carta e nasconde in realtà un' infinità di insidie. In pratica il titolare di partita Iva deve compilare la fattura con un programma dedicato. Il documento va poi inviato non al cliente ma all' Agenzia delle entrate, che provvederà a sua volta a «consegnarlo» al cliente finale. Il quale, per avere fisicamente in mano la fattura deve collegarsi al sito internet dell' Agenzia delle entrate e scaricarlo.
Al cliente non serve alcun programma per scaricare la fattura telematica, ma si deve registrare sul sito dell' Agenzia delle entrate, procedura non semplice né immediata.
Le complicazioni sono infinite. Si pensi ad esempio, ad un ristoratore che eserciti l' attività servendosi di alcuni camerieri. Ciascuno di loro dev' essere formato per poter emettere la fattura elettronica agli avventori che tuttavia non la potranno avere fra le mani immediatamente. Sarà cura del ristoratore predisporre un documento proforma da consegnare comunque al cliente. Ma quale documento? Naturalmente tutti i registratori di cassa andavano adeguati entro oggi, con i nuovi programmi e abilitati ad emettere i documento pro forma.

Posta certificata - Qualora, poi, l' avventore decida di scaricare comunque la fattura elettronica, deve dotarsi di una casella di posta elettronica certificata (Pec) e comunicarla al momento dell' emissione della fattura al cassiere o al cameriere del ristorante.
Questo meccanismo vale per tutte le transazioni. Anche fra privati.
C' è poi la grande incognita della riservatezza. Se da un lato l' Agenzia delle entrate si è impegnata con i commercialisti a registrare solamente i dati fiscali necessari per i controlli automatici, come le incongruenze tra i dati dichiarati da un singolo contribuente e tracciati con la fatturazione elettronica, escludendo la descrizione del bene o del servizio fatturato, restano aperte gli interrogativi legati alla privacy. Come ha segnalato il Garante, mettendo in guardia il governo su possibili accessi non autorizzati ai dati integrali desumibili dai documenti elettronici. Come insegnano le centinaia di violazioni messe a segno dai pirati informatici sulle banche dati di mezzo mondo, incluse quelle dell' amministrazione federale americana, nulla che sia registrato in formato digitale si può considerare sicuro. Anzi, è vero il contrario. 

di Attilio Barbieri

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