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Comuni: Cà Foscari, 273 procedure di crisi in cinque anni, 75 nel 2018 (4)

14 Giugno 2019

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(AdnKronos) - Le soluzioni. Il Rapporto, partendo da riflessioni sia teoriche sia corroborate dai numeri, avanza anche alcune ipotesi su possibili soluzioni. Se i comuni non possono fallire, oltre che regolare gli squilibri finanziari è necessaria la creazione di presupposti per una governance equilibrata e virtuosa, che comprenda garanzia di autonomia impositiva, capacità di riscossione delle entrate e crescita delle competenze (sblocco del turn over, formazione permanente, rescaling dimensionale).

“Non si può pensare a procedure di risanamento dai contorni incerti e dall’orizzonte temporale indeterminato - scrivono gli studiosi -. Violare platealmente le norme costituzionali su equilibrio e copertura, scardinare il rapporto tra governanti e governati sulle politiche relative alle entrate (imposizione fiscale) e alle spese (politiche pubbliche), scaricare sulle generazioni future un onere pesante e ineludibile, come è accaduto in questi anni attraverso una legislazione rapsodica e asistematica, non è sostenibile. Si travolge, come recentemente ribadito dalla Corte Costituzionale, la funzione di bene pubblico del bilancio”.

“L’attuale quadro normativo che disciplina la criticità finanziaria (Titolo VIII del Tuel) è evidentemente inadeguato se ha prodotto “anomalie” per ben, in un decennio, il 10% dei comuni italiani - concludono - Una possibile proposta di riforma che, alla luce degli studi, il Rapporto delinea va in tre sensi: rafforzare le capacità dei comuni (con attività formative e di sostegno costante), modificare la disciplina del dissesto, favorendo meccanismi più efficaci/efficienti di controllo e risanamento, che assicurino, tra l’altro, tempi certi (per i debitori, gli amministratori e i cittadini) e terzo, a tale attività correttiva, affiancare un’attività di monitoraggio costante delle finanze dei comuni”.

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