(Adnkronos) - La vera preoccupazione è il costo del denaro: se nei prossimi anni raddoppiassero i tassi di interesse, metà delle imprese rischierebbe di chiudere. In media nell’ultimo anno solo il 7% delle imprese lombarde non è stata in grado di far fronte al fabbisogno finanziario per la gestione delle proprie attività. Se il 48,7% dichiara di avere comunque una buona liquidità, il 44,2% riesce a mantenere la situazione solo tra difficoltà e ritardi, dovuti soprattutto al ritardo dei pagamenti. Il recupero dei crediti vantati resta la principale ragione per la scarsa liquidità delle imprese: il 46,6% denuncia ritardi nei pagamenti. La mancanza di ordini e fatturato tocca invece il 38,3% degli imprenditori, mentre la difficoltà di accesso al credito è una problematica che riguarda il 5,4% delle imprese. "Sistema imprenditoriale e sistema bancario si devono impegnare nel dialogo -ha detto Carlo Edoardo Valli, presidente della Camera di commercio di Monza e Brianza- E se da parte delle imprese manca una diffusa conoscenza dei nuovi strumenti finanziari e delle modalità con le quali interfacciarsi con gli istituti di credito, da parte del sistema bancario occorre una maggiore condivisione del rischio di impresa". Le imprese lombarde negli ultimi due anni, nonostante la crisi, hanno continuato ad investire, in particolare a Milano (54,6%) e a Monza e Brianza (52,7%), mentre a Bergamo si registrano maggiori difficoltà (solo il 38,1% ha effettuato investimenti). E in mancanza di liquidità sono sempre le imprese di Milano quelle che dichiarano di far più ricorso al sostegno delle banche (40%), contrariamente a quanto accade nella provincia di Varese (26,8%). È Brescia la provincia lombarda in cui le imprese hanno aderito in misura maggiore ad un Consorzio Fidi per agevolare l’accesso al credito (il 20,5% contro il 17,9% della media lombarda). A Monza e Brianza invece si fa maggior ricorso ad altre forme di finanziamento (45,1%) tra leasing finanziario e autofinanziamento.




