(Adnkronos) - La nuova tendenza e' quella di "una scelta consapevole del consumatore orientata all'acquisto di cio' che serve e non di cio' che e' imposto dalle agenzie pubblicitarie". Ad acquistare low cost sono "quasi tutti gli italiani", esclusi "ricchi, snob e stupidi". Il passaggio dall'economia degli status symbol a quella degli style symbol in Italia e' iniziato "dalla crisi economica del 1992". Cio' spiega, dice Piccoli, il fiorire di discount, outlet e fast fashion a scapito dei piccoli commercianti. "Ecco perche' si acquista da Zara o da H&M, da Ikea o da Lidl e si scarica la musica da Internet gratis". Se tutti i consumatori esercitano la propria capacita' critica quando si tratta di comprare, i giovani in particolar modo si affidano all'e-commerce, cioe' fanno acquisti su Internet. "Costa il 20-30% in meno e per i nativi digitali (venuti al mondo a partire dal 1985; Ndr) e' comodo", spiega Piccoli. I prodotti acquistati online non sono "aggiuntivi", ma "sostitutivi". Francesca Montagnini, ricercatrice di economia e gestione d'impresa presso l'Universita' degli Studi di Milano Bicocca, concorda con Piccoli nel ritenere che "la sensibilita' al consumo e' iniziata prima della crisi ed interessa anche chi non e' colpito dalla difficile congiuntura economica", come spiega ad Adnkronos. Si tratterebbe di "un nuovo approccio etico". Ecco perche' si alternano prodotti di qualita' a prodotti in offerta speciale. I nuovi stili di consumo non sono soltanto votati al risparmio, come evidenzia l'affermazione del movimento Slow Food, all'origine "dell'iniziativa di Oscar (Nda di Natale; Ndr) Farinetti, ex proprietario di Unieuro e fondatore della catena Eataly". La Montagnini evidenzia che "il consumatore oggi mira anche a risparmiare tempo, piuttosto che denaro". Questo si traduce in "nuovi momenti ed esperienze di acquisto" e "diverse tattiche di cattura dei clienti", come esemplificato "dai totem girevoli di Carrefour". (segue)




