(Adnkronos) - "Alcuni Paesi come gli Stati Uniti e il Giappone - aggiunge il presidente Confapi, Maurizio Casasca - contengono nei loro marchi "made in" il fatto che una percentuale del prodotto sia realizzata nel loro continente. In Italia, specie tra la piccola e media impresa, non esiste ancora la cultura del brevetto. Alcuni grandi brand italiani ed europei poi, se da una parte si dicono d'accordo sulla diffusione del marchio, dall'altra delocalizzano le loro produzioni mantenendo, di italiano, soltanto il nome". La comunicazione e' infine il capitolo su cui si e' puntata maggiormente l'attenzione. Se, come emerge da un sondaggio on line realizzato da Coldiretti, piu' di un italiano su due acquista prodotti contraffatti, con una netta preferenza per i capi di abbigliamento e gli accessori contraffatti delle grandi firme della moda, e' principalmente per via del basso costo di questi prodotti. "E' per questo che - secondo Giovanni Fava, presidente della commissione parlamentare d'inchiesta sulla contraffazione e la pirateria in campo commerciale - occorre fare un salto culturale. Occorre, cioe', far comprendere a cittadini e consumatori che la contraffazione e' un fenomeno criminale a pieno titolo e che non solo danneggia i diritti dei produttori ma contribuisce ad alimentare il giro d'affari delle grandi organizzazioni criminali".




