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Roberto Fico, ribasso del 31% sul costo del lavoro: il caso travolge il grillino

di Simone Di Meovenerdì 19 giugno 2026
Roberto Fico, ribasso del 31% sul costo del lavoro: il caso travolge il grillino

3' di lettura

Una promessa che suona un po’ come un tormentone estivo, di quelli che tornano ogni anno anche se la Corte Costituzionale ha già spento la musica. Lo stop della Consulta alla legge della Toscana, infatti, ha costretto la Regione Campania a rimettere mano alla propria normativa, varata proprio all’insediamento del governatore grillino. L’idea iniziale era un sistema di premialità per le aziende virtuose pronte a garantire almeno 9 euro lordi all’ora ai lavoratori. Ora, incassato il colpo, Fico annuncia una nuova versione del testo per superare i rilievi di Roma e dimostrare che la Campania non si arrende.

L’obiettivo sulla carta è nobile, quasi poetico: non potendo imporre per legge un salario minimo (competenza che spetta allo Stato, dettaglio non da poco), la Regione punta tutto su vantaggi e incentivi per le imprese che decidono spontaneamente di pagare i dipendenti almeno 9 euro lordi all’ora. Durante il dibattito, il tema salariale si è intrecciato con la fuga dei cervelli che impoverisce il Mezzogiorno: davanti alla denuncia del sindacato sull'esodo forzato di 30-40 mila giovani all’anno dalla regione, Fico ha difeso il salario minimo come lo strumento essenziale per trattenere le competenze sul territorio e creare una leva strategica tra imprese, università e ricerca.

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Il problema dei post comunisti, però, sorge quando dalla teoria si passa alla dura realtà degli uffici. A rovinare la festa al governatore ci ha pensato Severino Nappi, vice coordinatore della Lega in Campania e componente del Consiglio Federale, che ha servito su un piatto d'argento il classico «predichi bene e razzoli male». Secondo la Lega, la narrazione di Fico si scontra con la gestione concreta degli appalti pubblici regionali. Nappi ha tirato fuori dal cassetto una storia che rischia di trasformarsi in un boomerang politico letale: una gara d’appalto per i servizi di guardiania e sicurezza degli uffici regionali, aggiudicata a un’impresa privata grazie a un maxi ribasso del 31% sulla base d’asta. Un taglio verticale che, secondo l’esponente leghista, è stato ottenuto comprimendo inevitabilmente proprio il costo del lavoro.

L’attacco di Nappi è frontale e non usa giri di parole, mettendo a nudo l'incoerenza tra la propaganda e la pratica: «Il salario minimo è una misura inefficace per garantire il benessere dei lavoratori e la Regione mostra una palese incoerenza», spiega. «Fico pensi prima ad applicare il salario minimo negli appalti regionali, dove invece continuano a prevalere logiche di massimo ribasso», ha concluso Nappi.

Il paradosso rasenta il capolavoro politico. Una delle poche delibere scritte con orgoglio dalla Giunta M5s-Pd prevedeva proprio l’introduzione di criteri stringenti legati al salario minimo negli appalti affidati dalla Regione a soggetti privati. Proprio per questo, la vicenda della gara della guardiania assume una valenza simbolica devastante per la credibilità della maggioranza: com’è possibile sbandierare una legge a tutela dei lavoratori e poi permettere un ribasso del 31% sotto le proprie finestre?

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A mettere un freno provvisorio a questo pasticcio amministrativo ci ha dovuto pensare la giustizia. Il contenzioso è sbarcato al Tar Campania, che nei mesi scorsi ha congelato tutto. Accogliendo l’istanza cautelare presentata da una società concorrente che aveva partecipato alla gara, i giudici amministrativi hanno sospeso l’aggiudicazione e imposto alla Regione di non formalizzare l’affidamento. Tutto bloccato in attesa del giudizio di merito, che dovrà stabilire se quei criteri economici e quel super ribasso fossero legittimi. Nel frattempo, Fico continua a promettere i 9 euro l’ora. Nei convegni.

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