Il turbolento inizio d’anno politico internazionale non ha intaccato il procedere positivo del 2025 dei principali mercati finanziari regolamentati occidentali. Lo S&P cresciuto di quasi 2 punti, il FtseMib di un punto e mezzo, il Cac di 2 punti e il Dax di quasi tre punti, un segnale di distinguo tra politica ed economia. Il disinvolto agire del Presidente Trump si basa su concrete e non rinviabili scadenze che non devono penalizzare l’Occidente a favore dell’Oriente, o meglio gli Usa da una parte e la Cina dall’altra - le cui economie, finanza, tecnologia e disegno militare offensivo -difensivo sono enormemente superiori a quelli dell’area Euro e di quella Pacifico -Oriente.
Esiste, però, una differenza sostanziale sulle forze in campo tra la parte Occidentale e il resto del globo, senza dimenticare che il Mercosur é sostanzialmente orientato- Argentina a parte - verso la patria di Mao, condizione che giustamente vengono ritenute da Trump un rischio da ridimensionare ed arginare. Mi riferisco non solo al sodalizio Brics, a cui peraltro s’associano altri concreti patti -accordi - anti occidente - ai quali hanno aderito pure Giappone e Corea. Trump sta guardando ai Brics con la massima attenzione e preoccupazione, riservando loro soprattutto ai tre maggiori fondatori, Cina, Urss e India e agli ultimi arrivati, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti ed Egitto, e convincendo all’uscita l’Argentina, possibile capofila dell’America meridionale, trovandosi come dirimpettaio al vertice Xi Jinping, con cui deve, ob torto collo, trattare alla pari. Economicamente ha cominciato con dazi a valanga ai Brics, ammonendo anche altri in ipotesi di adesioni a non farlo, in modo da scompaginare le mosse che intendono fare sui commerci mondiali e contro il dollaro e l’euro. I rischi dei Brics super forti, con il controllo dei commerci propri ma anche dei Paesi a cui fornire materie prime e manufatti, va a fortificare l’idea di un nuovo ordine mondiale cui si è messo alla guida Xi Jinping, il cui obiettivo è promuovere la cooperazione economica-politica tra i suoi aderenti.
I membri del Brics sono accomunati da alcune caratteristiche comuni, quali la condizione di economie in via di sviluppo, una popolazione immensa, un enorme territorio, abbondanti risorse naturali, e già oggi un’incidenza sulla composizione del Pil mondiale per oltre il 40%, all’incirca il 50% perla popolazione mondiale e il 25% per i commerci planetari, col proposito di aumentare ciascuna percentuale di almeno il 10% entro la fine del decennio in corso. Una specie di «Big Bang» che aspira a cambiare gli equilibri geo-economici del mondo, puntando anche alla realizzazione di una valuta unica dei Brics. Il tentativo di ridurre il peso nel commercio mondiale di dollaro e dell’euro, è ormai dietro l’angolo, così come lo è l’idea di costruire una piazza finanziaria che raccolga le innumerevoli imprese dei Brics, in modo da limitare la strapotere di Dow Jones e Nasdaq. Ad arginare finora l’avanzata dei Brics sono state le differenze politiche ed economiche tra i suoi membri. Trump punta a far comprendere ad avversari e pseudo alleati, la concretezza delle sue decisioni. Tocca quindi agli europei associarsi o meno al disegno trumpiano, ricordando che Cina, Brics e Mercosur sono potenzialmente un tutt’uno contro Usa ed Occidente. Una mancata alleanza con gli Usa penalizzerebbe poco gli eredi di Washington e tantissimo Eurolandia.




