Nelle scorse ore il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti ha rilanciato il tema della rottamazione delle cartelle esattoriali, auspicando che questo strumento possa essere esteso anche ai Comuni, come ulteriore volano per le entrate tributarie. L’intento è quello di affrontare in modo concreto l’enorme quantità di crediti fiscali accumulati nel corso degli anni e rimasti inevasi. Per il numero uno di XX settembre, si tratta di una soluzione di tipo transattivo tra Amministrazioni comunali e contribuenti che potrebbe rappresentare la chiave di volta per accelerare lo smaltimento di un magazzino di crediti ormai datato, in alcuni casi fermo da decenni.
Parliamo di un approccio più flessibile che permetterebbe non soltanto di recuperare risorse, ma anche di aprire una fase nuova nei rapporti tra Stato, enti locali e cittadini. «I Comuni hanno l’autonomia per decidere se fare o non fare, applicare o non applicare. Io penso che lo spirito della rottamazione valga anche per tutta la realtà comunale» ha precisato il ministro del Tesoro.
L’insomma, l’idea di Giorgetti è quella di allargare le maglie della rottamazione “quinquies” delle cartelle fiscali, appena varata, tanto ad includere anche tutti i Comuni d’Italia (che a fine 2025 erano 7.896, ndr).
Ma perché farlo proprio ora qualcuno potrebbe domandarsi? «Ci troviamo in un fase economica positiva, anche grazie alla promozione delle agenzie di rating, e gli interessi sui mutui calano perché il contesto nel Paese è migliorato e questo si trasla a beneficio di tutti» ha spiegato ieri il numero uno del Mef aggiungendo che «questo non si fa con i decreti legge, ma lavorando silenziosamente. Se pago due punti in meno di tasso d’interesse sui buoni, ne beneficeranno le generazioni future». In più sul fisco ha poi precisato: «Penso che lo spirito della rottamazione valga anche per i Comuni. L’auspicio è che la soluzione transattiva coi contribuenti potrebbe aprire una stagione nuova». Il ministro si riferisce nello specifico all’ultima legge di bilancio, durante la quale la Lega, con Matteo Salvini in primis, aveva promosso una quinta versione della rottamazione, ma decisamente più larga di quella poi approvata.
Si è, infatti, passati ad esempio da 100 rate in 10 anni per chi aderiva alle attuali 54 rate bimestrali fino a 9 anni. Inoltre, e qui il riferimento di Giorgetti, sono state escluse una serie di cartelle rottamabili. Tra queste, ad esempio, le multe stradali in capo alle Amministrazioni comunali, o anche alle cartelle relative a Tari e Imu. I carichi affidati in riscossione rottamabili sono nella versione «quinquies« del provvedimento: imposte dichiarate ma non versate, omesso versamento dei contributi Inps diversi da quelli richiesti a seguito di accertamento, sanzioni amministrative per violazioni del codice della strada affidate dalle Prefetture (non dai Comuni appunto). Su questo punto, si lascia autonomia di decisione.
Come già detto, il ministro Giorgetti ha parlato «dell’immenso magazzino di debiti» fiscali non riscossi e, in molti casi, non riscuotibili. Si tratta - valutava il ministero dell’Economia - di una cifra monstre: oltre 1.200 miliardi. Ma nel periodo 2000-24 la riscossione pubblica «ha gestito tantissimi crediti di modesto valore e pochissimi crediti di valore medio-alto». In più, «quasi un credito su 4 presente nel carico residuo del magazzino è di importo inferiore a 100 euro (23,3%), la cui riscossione è da considerare poco conveniente da un punto di vista economico». Allargare le maglie della rottamazione anche ai Comuni farebbe scendere in parte la cifra monstre delle cartelle mai riscosse.




