Inarrestabile. L'oro mette a segno una nuova giornata da record attestandosi, alla chiusura delle borse europee a 5.090 dollari l'oncia (+2,07%), dopo avere sfiorato anche i 5.110 dollari. Livelli mai visti prima. Due le principali leve dell’ennesimo balzo: l'incertezza che domina l'attuale scenario geopolitico e spinge gli investitori i beni rifugio (pure l’argento ha segnato il suo record a 115 dollari), e una contestuale e progressiva erosione di fiducia nei confronti di un altro asset da sempre considerato affidabile in tempi di crisi, cioè i treasuries Usa. Come spiega all'Adnkronos Giorgio Di Giorgio, docente di politica monetaria alla Luiss Guido Carli di Roma, il fenomeno non è passeggero: «L'aumento del prezzo dell'oro è un trend che va avanti da diversi anni».
Ed è plausibile che «prossimamente continuerà a rimanere su valutazioni elevate, almeno finché non si stabilizzerà la situazione geopolitica, e sarà il principale bene su cui andranno gli acquisti». Una tesi, questa, che trova spazio anche nell'ultima congiuntura elaborata dall'ufficio studi di Confindustria, dove si segnala come i «marcati rialzi» registrati siano un tratto tipico dei «momenti di crisi economica». Fino ad aprile 2025, sulla scia degli annunci di dazi e poi da agosto con l'aggravarsi delle tensioni internazionali, il prezzo «è salito rapidamente, superando i 4.000 dollari l'oncia nei mesi finali e toccando un picco di 4.700 dollari a gennaio 2026»; una curva già osservata, osserva il Csc, «a cavallo di shock recenti, pur su valori meno elevati».
Smentiti i gufi della sinistra, l'economia sta accelerando
L’economia italiana va meglio delle previsioni. Lo rileva Confcommercio nello studio sulla congiuntura di gennaio ...Durante la pandemia, ad esempio, l'oro ha sfiorato i 2.000 dollari e nel 2022-2023, con la guerra in Ucraina, i prezzi sono risaliti poco oltre quei livelli. Colpa di alta volatilità o incertezza? Per rispondere si può guardare al cosiddetto indice della paura, ossia il Vix, che misura proprio il grado di incertezza economica. Ad aprile 2025, ricordano i tecnici di viale dell'Astronomia, «è salito al picco di 24,7», ancora più basso dei valori toccati nel 2020 e 2022». Ma attenzione«: «A fine 2025 e inizio 2026, invece, non mostra nuovi picchi». Insomma, l'oro è ai massimi, il Vix no. «È in gioco, dunque, qualche altro fattore», si legge nell'analisi del Csc. In questo scenario entra in scena la recente perdita di fiducia verso gli Usa, a causa delle politiche commerciali e dei dubbi sulla sostenibilità del debito, , insieme alle tensioni geopolitiche con altri paesi e alle pressioni interne sulla Federal Reserve.
Tutti fattori che hanno innescato vendite dei titoli pubblici americani, causando l'aumento dei rendimenti dei Treasuries (sui decennali al 4,29% nel 2025, da 2,40% medio nel 2010-2019). Una fuga che, sul fronte valutario, ha indebolito il dollaro rispetto all'euro: a gennaio 2026 la svalutazione è del 13% su gennaio 2025 (1,17 dollari per euro già a luglio, da 1,04). Da qui, la penalizzazione delle quotazioni Usa rispetto a quelle del Vecchio Continente, con la Borsa americana che, nel 2025, è salita decisamente meno di quelle europee (+14,0%, rispetto a +20,0% in Germania e addirittura +28,4% in Italia), senza accennare a invertire la rotta anche a gennaio 2026 (+0,9% mensile sull'S&P-500, molto meno del +3,3% a Milano e +3,7% a Francoforte). Secondo Confindustria, "i fattori oggi in gioco lasciano alle Borse europee la possibilità di crescere di più e ciò rende relativamente più facile il finanziamento tramite azioni per le aziende italiane o tedesche.




