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Serve fare squadra per evitare il rischio della stagflazione

Il marchio di guerra continua a far intravedere scarsa fiducia da parte dei mercati finanziari regolamentati, a cui fa seguito quella dI aziende e famiglie
di Bruno Villoismercoledì 25 marzo 2026
Serve fare squadra per evitare il rischio della stagflazione

3' di lettura

Il marchio di guerra continua a far intravedere scarsa fiducia da parte dei mercati finanziari regolamentati, a cui fa seguito quella dI aziende e famiglie. Di sicuro, anche se il conflitto cessasse entro fine mese, la ristabilizzazione dei mercati energetici, petrolio e gas e, di riflesso, l’energia elettrica. Le ipotesi per contrastare i prezzi di petrolio, gas ed elettricità dovrebbero puntare a ridurre le accise per il petrolio e al disaccoppiamento di elettricità dal gas azioni che, in corso di implementazione, mirerebbero ad abbassare i prezzi finali per famiglie e imprese, rendendo la bolletta elettrica più stabile e indipendente dalla volatilità del gas. Il rischio di una nuova fase inflattiva, dovuta per lo più ai rincari dei costi energetici, ma anche a una sottile ma perniciosa speculazione indotta che si allarga nel passaggio da produzioni ai trasporti e alla vendita al consumatore finale, è sempre più prossima a realizzarsi.

Una fase che, inevitabilmente, potrebbe portare a un rallentamento dei consumi, sia materiali che dei servizi, che innescheranno un calo dell’occupazione, che per ora riguarderà soprattutto quella intellettuale e che dovrà fare i conti con l’AI. Per contrastare che si realizzino le condizioni di una stagflazione è necessario che la catena della produzione -logistica, trasporto -grande distribuzione e commercio retail, faccia squadra puntando a una azione comune mirata ad evitare che nessuna delle parti dia corso, in anticipo sugli aumenti energetici alla fonte, a forme speculative che già nel breve innescherebbero il calo della domanda.

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Fare squadra per l’intera catena economica servirà a coinvolgere il sistema bancario che, a sua volta, dovrà evitare che si riduca la concessione del credito e lo si mantenga a condizioni accessibili, seppur in presenza di meriti creditizi in contrazione, ossia adottare una politica concessiva accomodante, sia nella tempistica, che nei tassi applicati. Il sistema bancario ha dimostrato, dopo la crisi sistemica e il tandem Covid-inflazione, una capacità di resilienza e riorganizzazione che hanno portato non solo a una redditività significativa, che ha consentito una altrettanto significativa distribuzione di cedole ai diversi milioni di piccoli azionisti, seppur gravata da una pressione tributaria particolarmente elevata, mantenendo e sovente aumentando l’erogazione dei prestiti.

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Infine il sistema pubblico, il «regolare del traffico», deve essere erogatore di forme di sostegno e facilitazione, ma anche di controllo, che stimolino gli attori citati, sia a fare squadra, sia ad evitare azioni ad personam che danneggiano il resto della società. Serve una politica illuminata che stabilisca regole di lungo termine, non solo mirate a contenere i rischi in corso, ma anche a pianificare le condizioni per guardare oltre per tutti gli attori della catena socioeconomica -finanziaria. Serve ricordare quanto sia necessario recuperare la fiducia delle famiglie, il cui reddito, sia che derivi dal lavoro dipendente che autonomo, ha a che fare con gli aspetti reddituali, che hanno recuperato solo in parte il potere d’acquisto. Entrambe le attività lavorative ricoprono pari importanza, l’autonomo è in massima parte costituito da piccole-microimprese che sono più fragili ad affrontare le crisi, ma che contribuiscono all’occupazione per circa la metà dell’intero totale, importante sostenerlo con attenzione per limitare un declassamento dell’occupazione.

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