La politica è bellissima, perché ognuno può dire ciò che vuole non solo in barba alla realtà e alle evidenze, ma anche al benché minimo senso del pudore, col piglio e il tono di chi sta inchiodando il potente di turno alle sue gravi responsabilità. Ora, nessuno finge di non conoscere il gioco dei ruoli, ci mancherebbe, ma sentire gli ex potenti di turno Pd e Cinquestelle prendersela con Giorgia Meloni perché non ha saputo proteggere i salari degli italiani, ha lasciato i più deboli in balia del caro energia e non ha saputo tenere sotto controllo i conti pubblici è qualcosa che va ben al di là della legittima dialettica fra governo e opposizioni. Supera anche gli «slogan e le fake news» denunciate dal premier durante il question time al Senato. Meloni sul punto ha ragione da vendere, la protezione dei redditi medio bassi dai colpi dell’inflazione è ormai unanimemente riconosciuta da tutti gli enti, le istituzioni e le autorità economiche.
Così come sono scritti nero su bianco i costosi interventi per calmierare le bollette o l’incredibile discesa, dall’8,1 al 3,1%, del deficit, con il piacevole ritorno dell’avanzo primario. La crescita è fiacca, verissimo. Ma, come ha certificato ieri Eurostat con i dati sul primo trimestre, perfettamente in linea con l’andamento del Vecchio continente.
Però barare un po’, da parte di chi tifa contro, ci sta. Ciò che stupisce e che va oltre è la mancanza di pudore. L’eredità lasciata dal governo Pd-M5S non è un’alibi, una bufala o un modo per buttare la palla in tribuna. L’impatto del superbonus sui conti italiani è stato certificato, bollinato, analizzato e stigmatizzato da tutte le principali autorità di controllo, dalla Corte dei conti all’Istat fino a Bankitalia e all’Ufficio parlamentare di bilancio. E quando Meloni sbatte in faccia a grillini (Giuseppe Conte era presidente del Consiglio) e piddini (Roberto Gualtieri era ministro dell’Economia) lo «sperpero» di «174 miliardi di euro» (poco meno del Pnrr) usati, aggiungiamo noi, per ristrutturare appena il 4% del patrimonio edilizio italiano, tra cui castelli, ville e case di lusso, che i contribuenti italiani finiranno di pagare nel 2027, non si tratta di un modo di svicolare. Bensì di un modo di richiamare l’opposizione ad un pizzico di dignità. E realismo. Ci sono tanti temi su cui si può criticare il governo, tanti problemi strutturali dell’Italia su cui non c’è stata la svolta auspicata e promessa. Persino sulla sicurezza, mistificando un po’ i dati e le statistiche, le critiche sarebbero più credibili e accettabili. Ma che la mirabolante banda del buco ci venga a raccontare che il governo non abbia saputo far bene di conto e abbia messo in difficoltà gli italiani dimostra il raggiungimento di un livello di spudoratezza da cui sarà difficile tornare indietro.




