La longevità del governo, la stabilità politica, la tenuta dei conti pubblici sono baggianate da propaganda elettorale? C’è chi in Italia ne è convinto. E molti sono pronti a ironizzare sulla festa che farà a Bari Giorgia Meloni per celebrare l’esecutivo più duraturo della storia della Repubblica. Fesserie? Gli investitori, a quanto pare, la pensano diversamente.
Ieri il Btp decennale italiano ha chiuso la seduta con un rendimento del 4,07%, l’Oat francese, sempre a 10 anni, ha registrato il 4,10%. Il che significa che il mercato considera più rischioso, e quindi più profittevole come accade in finanza, acquistare un titolo di Parigi piuttosto che uno di Roma. Un caso, una bizzarria prodotta dal caos di Hormuz? Non proprio.
Come ci spiega il Financial Times, non la newsletter di via della Scrofa, il sorpasso dei titoli di Stato francesi su quelli italiani è andato avanti per tutta l’estate. Il che non dipende dalla matematica. O meglio non solo. Il rapporto debito/pil italiano, seppure sceso dal 154% del 2020, è ancora al 139%, mentre quello francese è salito, ma si ferma al 117%. L’Italia ha dalla sua un avanzo primario (senza gli interessi sul debito le entrate superano le uscite) e il deficit intorno al 3%, mentre Parigi va oltre il 5%. Ma i numeri, a quanto sembra, contano fino a un certo punto.
Forse hanno un peso anche i 7 premier nominati da Emmanuel Macron sotto il suo mandato, iniziato nel 2017. Forse non sono irrilevanti i disastri compiuti dal presidente francese in politica estera, i suoi consensi a picco e una campagna elettorale entrata da poco nel vivo (le elezioni sono fissate per il 18 aprile) che vede un duello tra la destra di Marine Le Pen, in forte ascesa, e la sinistra estrema di Jean-Luc Melenchon. Sfida che sembrerebbe escludere di nuovo il centro di Macron.
Fatto sta che per il Financial Times stiamo assistendo ad un cambio di scenario epocale. «Se chiedete a chiunque nei mercati quale sia l’anello debole dell’Europa, la maggior parte indicherà la Francia», sottolinea Rohan Khanna, responsabile della strategia sui tassi europei presso Barclays. «L’Italia è riuscita a passare la palla» alla Francia, che si trova, infatti, alle prese con la «tempesta perfetta» che vede «rischi per la crescita, rischi politici e rischi fiscali», ha aggiunto Khanna.
E non è finita. «L’Italia è ormai il fiore all’occhiello dei mercati obbligazionari del G7», sottolinea, sempre sulle pagine rosa del quotidiano della City, Adam Posen, presidente del Peterson Institute ed ex membro del comitato di politica monetaria della Bank of England. Mentre Tomasz Wieladek, di T Rowe Price, sostiene che ci sono tanti segnali di una «riallocazione» degli investitori dai titoli francesi a quelli italiani. Sembra che persino i giapponesi, tradizionalemente grandi detentori di debito francese, stiano voltando pagina.
A questo punto, a chiunque abbia un po’ di sale in zucca, dovrebbe anche venire qualche dubbio sulla narrazione “sinistra” secondo cui l’Italia è sull’orlo del baratro e il Paese sta molto peggio di quattro anni fa. Nell’ottobre del 2022 gli Oat francesi stavano al 2,77%, i Btp intorno al 4%.
Ora, è anche possibile che la fasciosfera e le fake news sovraniste ci abbiano fatto il lavaggio del cervello. Ma è difficile pensare che i grandi investitori internazionali, che rischiano i propri soldi e quelli dei propri clienti, abbiano deciso di scommettere su un Paese in agonia. Stando sempre al quotidiano finanziario di Londra, e non alle veline di Palazzo Chigi, la svolta è frutto della «forte disciplina fiscale» della «stabilità politica». Fandonie?




