Per una maison abituata a decidere con largo anticipo cosa indosseremo la prossima stagione, questa volta la data da cerchiare sul calendario non riguarda una sfilata. Dolce&Gabbana ha raggiunto un accordo con il pool di banche finanziatrici per ottenere la rinuncia ai rimedi previsti in caso di violazione dei covenant finanziari dopo aver registrato una nuova perdita operativa e un aumento dell’indebitamento. In cambio, la casa di moda dovrà portare a termine entro il 30 giugno 2027 alcune operazioni straordinarie destinate a generare liquidità. I numeri dell’ultimo bilancio, chiuso al 31 marzo e approvato dall’assemblea dei soci il 29 luglio, spiegano perché. I ricavi netti sono scesi del 2% a 950,5 milioni di euro, con la divisione Moda in contrazione complessiva dell’8%. C’è però un dato incoraggiante: il margine operativo lordo ha cambiato segno, passando dai -8,9 milioni dell’esercizio precedente a +26,9 milioni. Il rosso, tuttavia, rimane.
L’esercizio si è chiuso con una perdita netta di 170,11 milioni, comunque inferiore ai 204,1 milioni dell’anno precedente. Sui risultati, secondo quanto riportato dalla società, hanno pesato l’acuirsi delle tensioni geopolitiche, in particolare in Medio Oriente da febbraio 2026, e i dazi americani. A richiedere attenzione è soprattutto la posizione finanziaria netta, passata da 511,1 a 677,6 milioni di euro, un peggioramento attribuito al deterioramento dei flussi di cassa dell’attività operativa e agli investimenti effettuati nel periodo. Ed è qui che entrano in scena le banche. Il finanziamento interessato dalla rinegoziazione ammonta a 295,8 milioni: una linea Term da 195,8 milioni e una Revolving Credit Facility da 100 milioni. Il nuovo accordo prevede che gli istituti rinuncino a esercitare i rimedi contrattualmente previsti per la violazione del covenant finanziario e sospendano il rispetto dei covenant fino al 31 marzo 2028.
Una tregua, dunque. Ma non un assegno in bianco. Dal marzo 2028 gli stilisti dovranno inoltre rispettare un rapporto tra posizione finanziaria netta ed Ebitda non superiore a 3 per tutta la restante durata del contratto. Tradotto: le banche concedono tempo, ma vogliono vedere i conti tornare progressivamente in passerella.
Resta da capire quali asset finiranno effettivamente sul mercato. A giugno era emersa l’ipotesi della vendita di alcuni immobili milanesi. Fra questi anche un indirizzo particolarmente simbolico: l’ex cinema Metropol di viale Piave, a Porta Venezia, sede direzionale e showroom della maison. Per Dolce&Gabbana non sarebbe una semplice partita immobiliare.
Il Metropol appartiene ormai alla geografia del marchio, uno di quei luoghi nei quali architettura, immagine e identità aziendale finiscono per coincidere. Ma anche nel lusso arriva il momento in cui il mattone deve dimostrare di essere un asset prima ancora che un simbolo.
Domenico Dolce e Stefano Gabbana hanno costruito in quarant’anni uno dei marchi italiani capaci di diventare un immaginario globale: Sicilia, nero, pizzo, oro, sacro e profano e una quantità di barocco sufficiente a far sembrare minimalista persino Versailles. Adesso la collezione più importante si chiama risanamento finanziario. Ha già una data di consegna (il 2028) e soprattutto un pubblico in prima fila notoriamente difficile da impressionare: le banche.




