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Afghanistan, dieci bambine uccise da una mina anti-carro

Le ragazzine stavano raccogliendo legna da ardere quando si sono imbattute in una bomba

Nicoletta Orlandi Posti
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  Stavano raccogliendo legna da ardere e accidentalmente hanno fatto esplodere una mina-anticarro. Sono morte così dieci bambine di età compresa fra i 9 e gli 11 anni nella provincia orientale afghana di Nangarhar. Due loro coetanee sono rimaste ferite gravemente. Incerta l'origine dell'ordigno: secondo il governatore del distretto di Chaparhar, dove si è consumata la tragedia, si sarebbe trattato di un residuato bellico risalente all'epoca della guerra contro l'ex Armata Rossa sovietica, mentre per quello provinciale sarebbero invece stati i Talebani a piazzare di recente l'ordigno. Auto bomba davanti alla base dell'Isaf - E' stata invece un'auto-bomba a provocare la violenta esplosione risuonata in pieno giorno nella parte orientale di Kabul, in un'area dove si trovano diverse strutture che ospitano forze militari straniere tra cui Camp Phoenix, una base dell'Isaf, la Forza Internazionale di Assistenza per la Sicurezza sotto comando Nato. Non era tuttavia quest'ultima l'obiettivo dell'attentato, bensì un complesso dove ha sede la società edile americana 'Contrack', appaltatrice di opere di costruzione per conto dell'Esercito e della Polizia Nazionale afghani: lo hanno riferito fonti delle forze di sicurezza locali, secondo cui la carica esplosiva, molto potente, era stata piazzata su un furgone parcheggiato davanti all'edificio.  L'onda d'urto ha ucciso almeno un passante e ha causato il ferimento di altre quindici persone, per lo più dipendenti della compagnia, compresi alcuni di nazionalità statunitense e sudafricana. Il soffitto dell'ufficio è crollato, travolgendo gli impiegati che stavano lavorandovi, i quali sono comunque sopravvissuti malgrado le lesioni riportate. Non è ancora chiaro se il veicolo sia stato fatto saltare in aria a distanza, oppure se a bordo vi fosse un kamikaze. Nella stessa zona lo scorso maggio i Talebani avevano preso di mira una foresteria fortificata, il 'Green Village', utilizzata dal personale dell'Onu, dell'Unione Europea e di diversi enti umanitari: i morti furono sette.  

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