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Siria, Stati Uniti e Gran Bretagna: "Attacco entro 48 ore"

Sarebbe stata una telefonata tra Obama e Cameron a porre l'ultimatum per l'attacco al regime di Asad. Ma fonti di Washington smentiscono

Francesca Canelli
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Sabato 24 agosto, il governo statunitense aveva comunicato di stare prendendo in considerazione l'opzione di attacco alla Siria, dopo il presunto uso di gas nervino del regime di Asad. Addirittura, di volersi ispirare al precedente Kosovo per l'attacco. Ma solo se appoggiato dal consiglio delle Nazioni unite. Oggi sembra sempre più vicina l'ipotesi di incursione militare. Stati Uniti e Gran Bretagna decideranno a breve come procedere al primo attacco missilistico contro il regime siriano. A riferirlo sono il Daily Mail e il Daily Telegraph. Ma la decisione potrebbe riaprire una spaccatura tra Occidente e Russia. Il paese di Vladimir Putin è infatti legato a doppio filo al governo siriano: "Ci sarenbbero conseguenze gravissime - avverte il ministro degli esteri Lavrov. Mentre Bashar al-Asad è fermo nella sua posizione: "Accuse assurde, se ci attaccano li aspetta il fallimento".  Secondo i due giornali inglesi, a innescare la diatriba attacco-sì attacco-no sarebbe stata una telefonata tra Barack Obama e David Cameron, primo ministro Gb. I due leader avrebbero stabilito di decidere in 48 ore ipotizzando un attacco in massimo 10 giorni. Washington e Londra hanno già nella regione forze militari potenti. Gli Usa hanno schierato nel Mediterraneo (base dell'intera VI flotta) nelle vicinanze delle acque siriane 4 cacciatorpedinieri della classe Arleigh Burke armati ognuno con 96 missili da corciera Tomahawk in grado di colpire con estrema precisione bersagli a 2.500 km di distanza, gli stessi usati per martellare la Libia di Muammr Gheddafi nel 2011. Alcune fonti statunitensi tuttavia smentiscono l'attacco-lampo: "Il presidente Barack Obama non ha preso alcuna decisione di passare all'azione sul piano militare". Secondo la Francia, l'Occidente deciderà "nei prossimi giorni", più precisamente "entro la settimana", quale risposta adottare: lo hanno affermato tanto il presidente Francois Hollande quanto il ministro degli Esteri, Laurent Fabius. Il primo ministro francese, Jean-Marc Ayrault, ha dichiarato alla tv pubblica France 2 che "la comunità internazionale non può lasciar passare questo crimine contro l'umanità". Da domani, 27 agosto, gli ispettori Onu inizieranno a indagare sul presunto uso di gas nervino. Tuttavia da Washington, Londra e Parigi già arrivano i primi scetticismi: sarebbe troppo tardi per l'intervento, il regime, anche se ne avesse fatto usa, avrebbe già eliminato qualunque traccia. Francesca Canelli

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