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Siria all'Onu: stop armi chimiche Stati Uniti: ora servono i fatti

domenica 15 settembre 2013
Siria all'Onu: stop armi chimiche Stati Uniti: ora servono i fatti

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New York, 12 set. (Adnkronos) - Il governo siriano ha scritto alle Nazioni Unite manifestando la sua intenzione di aderire alla Convenzione per la proibizione delle armi chimiche. La Siria darà piena attuazione all'impegno di mettere il suo arsenale chimico sotto il controllo internazionale solo quando gli Stati Uniti "smetteranno di minacciare" un intervento militare sul paese, ha detto il presidente siriano Bashar al-Assad in un'intervista alla tv russa Rossiya-24, rilanciata dall'agenzia Ria Novosti. "Quando vederemo che gli Stati Uniti vogliono veramente la stabilità nella nostra regione, smettono di minacciare e di cercare di attaccare e smettono di fornire armi ai terroristi - ha detto Assad - allora riterremo che il processo può essere portato a termine". Nell'intervista che non è ancora stata messa in onda, il presidente ha infine precisato che comincerà a fornire alla comunita' internazionale le informazioni sui suoi depositi di armi chimiche solo un mese dopo aver firmato la convenzione internazionale sulle armi di distruzione di massa. Ma gli Usa non si fidano. Per l'eliminazione delle armi chimiche siriane "serve un impegno serio, verificabile e credibile da adottare in tempi rapidi", ha detto il segretario di stato americano John Kerry giunto a Ginevra per incontrare l'omologo russo Sergei Lavrov e mettere a punto un piano per la consegna e la distruzione delle armi chimiche siriane. "Noi facciamo sul serio, vogliamo impegnarci in negoziati significativi e costruttivi", ha detto Kerry. Con i russi, ha spiegato, "siamo d'accordo che il 21 agosto sono morti dei siriani a causa di armi chimiche, siamo d'accordo che nessuno debba morire per queste armi e siamo d'accordo per eliminare gli arsenali chimici in Siria". "Nessuno dubita del fatto che siano state usate armi chimiche in Siria. Ma ci sono tutte le ragioni per credere che non siano state usate dall'esercito siriano ma dalle forze di opposizione per provocare un intervento da parte dei loro potenti protettori stranieri". A scriverlo sul New York Times, nel suo "Appello alla cautela della Russia" agli americani, è Vladimir Putin. "Le notizie secondo cui i militanti starebbero preparando un altro attacco, questa volta contro Israele, non possono essere ignorate", scrive ancora il presidente russo. La Russia, continua Putin, è a favore di un dialogo pacifico che consenta ai siriani "di mettere a punto un piano di compromesso per il loro stesso futuro". "Non stiamo proteggendo il governo siriano, ma il diritto internazionale", afferma. "Dobbiamo utilizzare il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite", aggiunge Putin, sottolineando che "la legge è ancora la legge e dobbiamo rispettarla, che ci piaccia o meno". In "base all'attuale diritto internazionale, la forza e' consentita solo per autodifesa o su decisione del Consiglio di Sicurezza. Tutto il resto e' inaccettabile in base alla Carta delle Nazioni Unite e costituirebbe un'aggressione". Inoltre, aggiunge Putin rivolgendosi "direttamente al popolo americano ed ai suoi leader politici" il presidente russo avverte che un intervento "malgrado la forte opposizione di molti paesi e grandi leader politici e religiosi, tra cui il Papa, provocherà più vittime innocenti ed una escalation, con il rischio che il conflitto si espanda ben oltre i confini della Siria. Un intervento accrescerebbe la violenza e scatenerebbe una nuova ondata di terrorismo".