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Ebola, forse un antidoto: il sangue dei sopravvissuti aiuterebbe i nuovi infetti

di laura vezzosabato 4 ottobre 2014
Ebola, forse un antidoto: il sangue dei sopravvissuti aiuterebbe i nuovi infetti

2' di lettura

La rapida diffusione dell'Ebola e la sua difficoltà nelle cure stanno mettendo in serio allarme le autorità sanitarie globali, che in questi momenti pensano ad un possibile antidoto che possa bloccare l'epidemia in corso. La soluzione potrebbe trovarsi proprio nel virus stesso. Forse un antidoto - Gli esperti, come riporta il New York Times, avrebbero pensato di estrarre dagli individui guariti dal virus il sangue, che conterrebbe anticorpi adatti ad aiutare altri pazienti a combattere l'infezione . Soluzione già usata in passato - L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha imposto estrema priorità alla ricerca di una soluzione al virus Ebola; e in un documento orientativo scrive: "E' biologicamente plausibile l'efficacia di questo trattamento, usato già in precedenza per la cura di un'ampia varietà di agenti infettivi". L'Organizzazione ha anche pubblicato una guida che spiegherebbe il metodo di raccolta e di trasfusione del sangue come possibile antidoto al virus. Pessimismo tra i virologi - Per alcuni virologi però questo trattamento potrebbe non dare esiti positivi per il virus Ebola, dato che le sperimentazioni sulle scimmie svolte in precedenza hanno dato esiti negativi. Inoltre gli esperti ritengono che possa trattarsi di un rischio per la popolazione dell'Africa, dove le banche del sangue non sono ben organizzate e il rischio per i pazienti di contrarre il virus dell'HIV o dell'epatite è assai elevato. Un caso di successo - La terapia della trasfusione di sangue è già stata testata nel focolaio in corso, come riporta il Boston Globe. Kent Brantly, un operatore umanitario americano che ha contratto l'Ebola in Liberia avrebbe ricevuto una trasfusione di sangue da un ragazzo guarito dal virus. Sopravvissuto anche Brantly, il suo plasma è stato iniettato nel dottor Rick Sacra, un altro volontario in Liberia, anche lui sopravvissuto. Tuttavia non vi è certezza che questo metodo possa funzionare anche in Africa Occidentale, dato che entrambi i volontari sono stati curati in un ospedale americano, esattamente l'University of Nebraska Medical Center. "La notizia del trattamento di cura", dicono i funzionari dell'ospedale, "non è stata divulgata, poichè non si ha la certezza che l'antidoto funzioni su tutti i pazienti infetti indistintamente. Non vogliamo creare false speranze". Per il momento non resta che aspettare la scienza e il suo progresso.