Esercitazione militare finita, pressioni occidentali riuscite o forse Putin ha pensato che era l'ora di fermarsi dopo aver fatto vedere, a chi doveva, che militarmente ha tutte le carte in regola? Mentre la Crimea, e anche Donetsk e Odessa, continuano a tutti gli effetti ad essere in mano russa, Mosca fa rientrare alle basi le sue truppe impegnate dallo scorso 26 febbraio nelle esercitazioni militari al confine con l'Ucraina. Ad annunciarlo è il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov. Ma Putin continua ad accusare il "colpo di Stato incostituzionale" e ribadisce che "Yanukovych è ancora l'unico presidente leggittimo in Ucraina", pur silurandolo sul suo futuro politico. Lo fa in una conferenza stampa a Mosca. "Per il momento non intendiamo scatenare una guerra in Crimea, ma resta l'opzione militare". E prosegue: "In Ucraina il cambiamento illegittimo non va incoraggiato". Poi un commento anche sul boicottaggio dell'Occidente sul G8 di Sochi: "Chi non vuole partecipare non venga". Il ritiro - Per il momento, quindi, con il ritiro delle truppe, si pone un freno all'escalation che sembrava destinata a portare all'intervento militare. "Il comandante supremo delle forze armate della Federazione Russa, Vladimir Putin, ha dato ordine alle truppe e alle unità che hanno preso parte alle esercitazioni di tornare alle loro basi". Stando a Russia Today si tratterebbe di 150 mila soldati, 90 aerei, 880 mezzi corazzati e 80 navi da guerra. Nessuna novità però sulla Crimea, dove gli scontri continuano a susseguirsi e i punti nevralgici ad essere presidiati dai soldati russi e miliziani russofoni, anche se il parlamento di Sinferopoli non è più occupato. Non è chiaro ancora se la scelta di Putin riguardi anche i militari che da giorni stazionano nei punti chiave della penisola, quali basi aeree e portuali. Le ritorsioni occidentali - Dopo che il G7 (Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti) con l'aggiunta del presidente del Consiglio europeo e il presidente della Commissione europea, ha bloccato i preparativi per il G8 di Sochi del prossimo giugno, iniziano ad arrivare dichiarazioni pesanti e le prime misure volte a isolare la Russia da parte del mondo occidentale. Dichiarazioni pesanti come quella di lunedì della cancelliera tedesca, Angela Merkel, convintà di "non esser sicura" che Putin "abbia ancora contatto con la realtà. Vive in un altro mondo". Anche Barack Obama ha adottato gravi misure. Nella mattinata di martedì 4 marzo l'amministrazione di Washington ha dato il via libera alle prime azioni volte a "isolare" la Russia: blocco dei rapporti militari e delle trattative bilaterali su scambi commerciali e investimenti. Ma la diplomazia continua a provare a tessere la sua tela, e il segretario di Stato Usa John Kerry è partito nella notte per Kiev per dimostrare tutto l'appoggio e la vicinanza della Casa Bianca al nuovo governo. Sempre nel pomeriggio si terrà un incontro straordinario delle forze Nato, dopo la richiesta avanzata dalla Polonia. Il giallo della lettera - Un'aria tesissima si è respirata il 3 marzo durante la riunione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu, caratterizzato dalle schermaglie tra Stati Uniti e Russia. Protagonisti dello scontro l'ambasciatore russo all'Onu Vitaly Churkin e quello statunitense Samantha Power. "Gli estremisti continuano a rappresentare un rischio", ha detto il rappresentate del Cremlino, sostenendo che "l'Ucraina è sull'orlo di una guerra civile". Chukin ha poi mostrato una lettera in cui l'ex presidente Yanukovych richiedeva a Mosca un intervento militare per ripristinare la situazione. Poi la risposta della Power: "Ciò che sta accadendo in Ucraina è una violazione del diritto internazionale e un atto di aggressione. Non c'è alcuna prova che i cittadini ucraini di lingua russa siano in pericolo", 'pretesto' utilizzato dalla Russia per giustificare la presenza armata in Crimea.




