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Donald Trump, avvocati fuori controllo: "Brogli orditi da Chavez e finanziati da Soros", e Giuliani cita "mio cugino Vinny"

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Negli Stati Uniti ha destato grande scalpore la conferenza stampa dei legali di Donald Trump, capitanati da Rudy Giuliani che ha citato un certo "cugino Vinny" come fonte "autorevole" sulla presunte frode. Il lavoro del team del presidente è encomiabile perché continua a battere incessantemente sulla strada dei brogli elettorali, che però non riescono a dimostrare in alcuna maniera, tanto che ci sono state scene di tensione alle ripetute domande dei giornalisti “ma dove sono le prove?”. Ormai è chiaro che Trump è disposto a tutto pur di ritardare il verdetto ufficiale che decreterà la vittoria di Joe Biden: nessuno dice che non possa esserci stato qualche caso isolato di brogli, ma per ora mancano del tutto le prove di quella che gli avvocati di The Donald hanno definito una “frode di massa e coordinata”.

D’altronde anche quattro anni fa si era parlato di brogli e, come in tutti i casi precedenti, la cosa non era stata altro che una boutade post-elettorale: ma mai un presidente aveva fatto di queste illazioni la principale battaglia per non ammettere la sconfitta. Adesso la battaglia dei trumpiani sta diventando a tratti imbarazzante perché gli esponenti di spicco si stanno spingendo in dichiarazioni sempre più estreme e surreali. Come quelle di Sydney Powell, legale della campagna di Trump che con la voce rotta dalle lacrime ha parlato di un piano ordito da diversi stati comunisti: dal Venezuela alla Cina passando per Cuba, ha nominato Hugo Chavez, Maduro e Castro come “colpevoli” della manomissione delle elezioni, peccato che due su tre siano morti da tempo ormai. “Inoltre non abbiamo idea di quanti candidati locali abbiano pagato per comprarsi la vittoria”, ha aggiunto la Powell. Poi Giuliani ha concluso il tutto sostenendo che non solo i brogli sono stati organizzati dai comunisti ma sono stati pure finanziati da Soros, “che dà soldi agli antifa e al Black Lives Matter”. Povera America che dovrà andare avanti con questo teatrino fino a gennaio, intanto gli unici fatti verificati parlano chiaro: tutte le autorità competenti e un giudice hanno smentito la mancanza degli osservatori repubblicani nei seggi di Atlanta e la presunta dichiarazione giurata di un addetto al voto di Detroit sui brogli che si è rivelata essere falsa. 

 

 

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