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Ucraina, la battaglia del grano: ecco quali Paesi rischiano la carestia e cosa può accadere in Italia

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Benedetta Vitetta
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A distanza di poco più di dieci anni dalla cosiddetta "Primavera araba" del 2011, oggi il conflitto tra Russia e Ucraina (definita il "cesto di pane d'Europa" visto che da lì arriva buona parte di mais e grano) potrebbe reinnescare una nuova ondata di proteste e disordini sociali in diversi parti del mondo sempre a causa dell'impennata del prezzo del pane. Rincari che, ricordiamo sono stati tra i fattori scatenanti, dieci anni fa, delle rivolte di vari Paesi del Maghreb e Medio Oriente. Ma questa volta lo shock alimentare avrebbe proporzioni maggiori visto che potrebbe coinvolgere oltre mezzo miliardo di persone tra Vecchio Continente, Paesi affacciati sul Mediterraneo e del MO e che coinvolgerebbe pure lo Yemen e l'Iran. Guardando i prezzi dei cereali, si nota che dall'inizio del conflitto sono letteralmente schizzati in alto (mais e grano rispettivamente del 17 e del 38,6%), mettendo a rischio la sicurezza alimentare di diversi Paesi d'Europa (Italia compresa visto che importail 64% del fabbisogno di grano e il 53% del mais per l'alimentazione del bestiame) e non solo dal momento che per la guerra sono bloccate le esportazioni dall'Ucraina e rallentate quelle dalla Russia. In più, è impensabile che in questi giorni i contadini ucraini siano alle prese con la semina e così ci si aspetta un brusco calo della produzione. Cosa che provocherà un raddoppio, se non addirittura la triplicazione, del prezzo del grano ucraino. Insomma a questo punto è concreto il rischio che da qui a breve potremmo andare incontro a uno shock alimentare dalle conseguenze imprevedibili. Insieme Russia e Ucraina garantiscono 1/3 della produzione mondiale di grano.

 

 

DISORDINI SOCIALI
Secondo un'analisi pubblicata dal Financial Times, gli esperti di agricoltura e i politici sono ben consapevoli dell'impatto che ha il ritardo delle spedizioni sui Paesi che dipendono dall'Ucraina per grano, cereali, olio di girasole ed orzo. E gli analisti prevedono che i prezzi alle stelle potrebbero scatenare disordini. «Dovranno trovare altri fornitori e tutto ciò significa prezzi più alti», spiega Joseph Glauber, ex capo economista del Dipartimento dell'Agricoltura degli Stati Uniti. In più gli esperti ipotizzano che che la vorticosa crescita dei prezzi andrà ad alimentare ulteriormente la corsa dell'inflazione alimentare già in rialzo del 7,8% a gennaio, sui massimi dagli ultimi sette anni - e l'impatto maggiore sarà sulla sicurezza alimentare degli importatori di grano più poveri. «In queste settimane abbiamo parlato soprattutto di effetti dal punto di vista energetico. Attenzione, però, alla sicurezza alimentare che può essere detonatore molto pericoloso» afferma Giuseppe Dentice, capo del desk Mena presso il Centro Studi Internazionali (CeSI), «c'è il precedente delle primavere arabe, ma le rivolte del pane sono sempre state alla base delle turbolenze in MO. Niente grano, niente pane. E senza pane la gente scende in piazza».

 

 

ALLARME CARESTIA
Tra i Paesi più a rischio c'è l'Egitto dove, dall'inizio della crisi ucraina, il prezzo del pane è salito del 50%, ma anche la Tunisia, il Libano (qui l'inflazione è al 350%) e la Turchia. Per non parlare di Libia, Siria, Yemen e persino Iran. Ad aumentare ancora di più la situazione è l'incertezza su quanto potrà protrarsi il conflitto. Cosa che nemmeno gli analisti sono ora atttualmente in grado di prevedere. Cosa che sta facendo ulteriomente alzare i prezzi. «Il mercato è preoccupato che questo non è un problema che si risolverà presto» sostiene Tim Worledge di Agricensus, l'agenzia di dati e prezzi agricoli. Le scorte di grano sono strette ovunque e mentre i compratori cinesi e sudcoreani di mais ucraino, usato per nutrire il bestiame, cercano venditori altrove, i ministri dell'agricoltura della Ue stanno valutando di permettere agli agricoltori di aumentare la produzione usando il 10% di terra che di solito lasciano incolto in risposta alla guerra in Ucraina.

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