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Vladimir Potanin, il potere del nichel: il russo che può mandare in tilt l'economia mondiale

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Le sanzioni dell'Occidente contro la Russia e i suoi maggiori oligarchi hanno colpito duramente il Paese. Ville e yacht sequestrati e conti bancari irraggiungibili sono la principale preoccupazione al momento. Non tutti, però, sono finiti nel mirino di queste punizioni. Non ci è finito, per esempio, Vladimir Potanin, amico e fedelissimo di Putin e secondo uomo più ricco di Russia con un patrimonio valutato sopra i 30 miliardi di dollari prima dell'inizio della guerra. Il motivo? Una stretta sulle sue miniere in Siberia manderebbe in tilt l’economia mondiale.

 

 

 

Come Potanin tanti altri, che l'Occidente ha deciso di tenere fuori dalla lista nera sulla base di valutazioni politiche, economiche e geostrategiche. A differenza dei sanzionati, quindi, Potanin conserva la possibilità di viaggiare, di avere a disposizione i suoi due yacht e di agire anche per conto del Cremlino, visto lo stretto rapporto che lo lega allo zar. Solo Australia e Canada lo hanno inserito nella lista dei "puniti". Usa e Ue non avrebbero alcuna intenzione di farlo. Come mai? Potanin - scrive il Corriere della Sera - è azionista di maggioranza di Norilsk Nickel, azienda mineraria siberiana che produce il 15% del nichel e il 40% del palladio. Si tratta di materiali molto importanti perché servono a fabbricare rispettivamente microchip e automobili. Se venisse sanzionato, il prezzo di queste due materie prime rischierebbe di schizzare verso l'alto, mettendo in difficoltà l'Occidente che è già alle prese con alternative a gas e petrolio. 

 

 

 

Il Cremlino si starebbe servendo di lui per riprendere il controllo di tutte quelle banche svendute in fretta e furia dai gruppi occidentali che hanno lasciato la Russia dopo l'inizio dell'invasione. Di Potanin si è parlato negli anni scorsi per il modo in cui lui avrebbe cercato di "pulire" la reputazione della sua azienda, Norilsk Nickel, una delle più inquinanti del mondo: nel 2020 con i suoi scarichi ha fatto diventare rosse le acque di due fiumi in Siberia. Putin lo bacchettò pubblicamente, costringendolo a pagare una multa di 2 miliardi di dollari.

 

 

 

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