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Ucraina, l'arma micidiale che ribalta la guerra: che succede alle navi russe

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Quanto accaduto all’alba di sabato 29 ottobre rischia di avere pesanti ripercussioni non solo sul conflitto ucraino, ma anche a livello mondiale. Diverse esplosioni sono state riportate a Sebastopoli, dove è situata la base russa della Flotta del Mar Nero: secondo la versione di Mosca, si tratterebbe di un “attacco terroristico” da parte dell’esercito ucraino, che avrebbe attaccato le navi nemiche con 9 droni aerei e 7 navali.

 

 

A seguito di questo attacco la Russia ha annunciato la sospensione “a tempo indeterminato” dell’accordo sul grano: l’accusa rivolta all’Ucraina è di aver attaccato alcune delle navi che garantiscono la sicurezza dei convogli, di conseguenza a Mosca ritengono di non essere più nelle condizioni di garantire la sicurezza dei trasporti. L’accordo siglato lo scorso 22 luglio ha finora permesso l’export di 9 milioni di tonnellate di cereali, con tanto di abbassamento dei prezzi mondiali. L’intesa scade a metà novembre e l’Onu era piuttosto ottimista sulla possibilità di estenderla, ma i fatti di oggi rischiano di far saltare tutto.

 

 

Dal canto sui l’Ucraina non ha ufficialmente riconosciuto la paternità dell’attacco. Secondo lo staff di Volodymyr Zelensky si tratterebbe dell’ennesimo ricatto della Russia tramite “attacchi terroristici inventati”. Una tesi supportata anche da Anton Gerashenko, consigliere del ministero dell’Interno di Kiev, che ha parlato di esplosioni dovute alla “negligenza” dei russi.

 

 

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