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I cristiani sono ancora perseguitati. Anche in Europa

Roberto Formigoni

Roberto Formigoni
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Il nostro secolo si sta caratterizzando sempre più come epoca d’odio: cresce il numero delle guerre, delle persecuzioni ideologiche o religiose, in numerosi paesi cresce il numero degli omicidi. E nella nostra Europa crescono anche i crimini d’odio contro i cristiani. Lo documenta l’ultimo rapporto annuale dell’Osce, che racconta di 792 casi di odio anticristiano in 34 paesi europei nell’ultimo anno, con un aumento del 44%. Diversi cristiani hanno perso il lavoro, sono stati allontanati dalle loro abitazioni o hanno affrontato cause per aver espresso in pubblico le loro convinzioni religiose non violente, in particolare sui temi della famiglia.

Una delle ricercatrici, Anja Hoffman, ha sottolineato che si tratta di casi particolarmente gravi, anche perchè le legislazioni dei Paesi «usano un linguaggio molto vago o definizioni poco chiare sull’incitamento all’odio». E ha aggiunto che silenziare le voci cristiane in pubblico mina la pluralità delle società democratiche occidentali». Altre limitazioni alla libertà religiosa vengono dalle leggi sulle cosiddette “zone cuscinetto” soprattutto nel Regno Unito, che criminalizzano la preghiera o le manifestazioni religiose ad esempio nei dintorni di cliniche per l’aborto. 

L’Osservatorio dell’Osce ha definito «particolarmente sorprendente» l’arresto di alcune persone che stazionavano silenziosamente in una di queste zone cuscinetto: tradotte nella stazione di polizia, sono state interrogate se stessero pregando nella loro mente. Altre forme di discriminazione sono quelle che violano il diritto dei genitori di educare i bambini in conformità con le proprie convinzioni religiose.

«Eliminare la libertà di coscienza osserva l’Osce - significa attentare agli stessi fondamenti della cultura europea e occidentale». Questo è straordinariamente vero, e dovrebbe destare un grande allarme nell’opinione pubblica e soprattutto tra le persone colte e in posizioni dirigenziali, anche perché il fenomeno si allarga. Rischiamo di perdere, o forse stiamo già perdendo, uno dei pilastri fondamentali della nostra identità, di ciò che siamo da secoli: l’Occidente, e l’Europa in particolare, sono sempre state il regno della libertà, e la libertà di coscienza e di religione sono parti essenziali di essa. È ancora così?

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