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Odio social sulle vittime: ricchi che non pensano a Gaza

di Andrea Muzzolonsabato 3 gennaio 2026
Odio social sulle vittime: ricchi che non pensano a Gaza

3' di lettura

Il rogo di Crans-Montana dimostra, ancora una volta, che purtroppo sono tanti, troppi, quelli che, come avvoltoi, aspettano solo di poter cavalcare una tragedia per vomitare tutto l’odio che covano dentro.
Neanche la morte di 47 giovani, la maggior parte neppure maggiorenni, ha frenato i commenti più beceri online. «I giovani ricchi muoiono nelle discoteche a la page situate nelle località sciistiche in Svizzera. Noi poveri facciamo una brutta fine in posti meno altolocati, in posti più bassolocati». Questo è il tenore di tanti post: un odio sociale che non si ferma neppure davanti alla tragedia, anzi se ne alimenta. «La molotov dei ricchi», ha scritto su X un utente allegando la foto di una bottiglia di champagne con una candelina scintillante. Proprio quella che gli investigatori elvetici presumono abbia dato vita all’incendio nel seminterrato del Constellation. Del resto, qualcuno si è dimostrato addirittura infastidito dal fatto che tanti ragazzi fossero lì a festeggiare: «Ragazzi e ragazze dai 16 ai 18 anni che festeggiano aprendo bottiglie da centinaia e centinaia di euro. Vi sembra normale?». La risposta verrebbe spontanea: l’unica cosa non normale è una domanda del genere. C’è spazio anche per l’invidia comunista: «This is capitalism... aggiungi pure località di ricchi sfondati e vip». Ecco la “lotta di classe” del 2026.

Mentre sono 119 i feriti che lottano tra la vita e la morte nelle terapie intensive di Svizzera, Italia e Germania, il pensiero fisso dei “buoni”, di quelli che sui loro profili social scrivono nelle bio “restiamo umani”, è la Palestina. Esatto, per loro categorico è il paragone con Gaza. Sotto ai post di Giorgia Meloni in cui si parla della tragedia di Crans, sono tanti quelli che non riescono a esimersi dal tirare in ballo il conflitto israelo-palestinese: «E per i bambini e i civili di Gaza? Pensa all’Italia, la Svizzera è ricca abbastanza per rialzarsi da sola!». E ancora: «Se il disastro in Svizzera è una tale tragedia!1!1 (sì, proprio con 1 e ! usati a sfregio per sminuire l’accaduto, ndr) a Gaza cos’è?». Il tutto con l’emoji del pagliaccio a corredo... C’è poi chi non vede proprio l’ora di distinguersi- non certo per intelligenza - ironizzando sul terrorismo: ««3,2,1.. eh ma in Sfisserah non ce Amass», scritto con errori grammaticali al seguito nel tentativo di sbeffeggiare chi non considera la presenza dei tagliagole un dettaglio trascurabile. Ma, ormai, li conosciamo i nostri pro-Pal... Il ceppo dev’essere quello di Hannoun.

A tenere banco sui social è anche la polemica relativa ai video girati durante l’incendio. Ma va fatto un distinguo fra chi era all’interno e chi all’esterno del Constellation. Per i primi, che hanno registrato il propagarsi delle fiamme sul soffitto del seminterrato, i commenti sono un mix di pietà e rimproveri. Se c’è chi si rammarica del fatto che non abbiano capito la gravità della situazione, altri accusano: «Invece di filmare potevano reagire e uscire... Ma chiaramente postare sui social per la notorietà è più importante...», ha scritto su TikTok una ragazza, che poi ha anche espresso il suo cordoglio per le vittime. Più amari, rassegnati e, per certi versi, sdegnati i commenti verso chi ha ripreso il rogo all’esterno del locale, a pochi passi dalle uscite da cui i coetanei cercavano di passare. In tanti si sono chiesti perché non abbiano provato ad aiutare chi era in difficoltà, invece che riprendere in modo asettico. Per qualcuno, forse, una vita vale meno di migliaia di like e condivisioni online...