Non è solo per la sicurezza militare, ma anche per la ricchezza mineraria della Groenlandia che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha rinnovato nel gennaio 2026 le mire sull'isola appartenente alla Danimarca dal 1814.
La Groenlandia ha una superficie di 2,1 milioni di km quadrati e una popolazione di sole 55.000 persone; è quasi disabitata, ma racchiude enormi riserve ancora poco sfruttate di ferro, alluminio, rame, oro, nichel, argento, platino, zinco, litio, rubini e diamanti. Sono stimati anche 110 miliardi di barili di petrolio, senza contare metano e carbone. Si ipotizzano 36 miliardi di tonnellate di “terre rare”, i minerali richiesti dall'industria elettronica, fra cui niobio, zirconio, neodimio e disprosio, forse il secondo forziere di tali elementi dopo la Cina. L’agenzia americana per i giacimenti, la US Geological Survey, calcola in 400 miliardi di dollari il valore delle risorse dell’isola. Che però manca di infrastrutture ed è coperta da uno strato glaciale che arriva a 2 o 3 km. I giacimenti sarebbero quindi accessibili solo a prezzo di enormi investimenti.
Gli americani fecero tre offerte di acquisto alla Danimarca nel 1868, 1910 e 1946, l'ultima volta per 100 milioni di dollari in oro, ma Copenaghen rifiutò. Nell'ambito di accordi Nato, tuttavia, gli americani vi hanno sempre stanziato truppe e basi senza problemi. Il maggior presidio USA è la base di sorveglianza spaziale di Pituffik, sede dei radar e dei centri di controllo satellitare dell’821° Space Base Group, appartenente all’US Space Command. Da quella posizione strategica gli americani vigilano su tutto lo spazio aereo ed extra-atmosferico sopra l'Artico, poiché è sopra il Polo Nord che passano le rotte più brevi per aerei, missili o testate orbitali che dall'Eurasia, dunque da Russia, Cina o Corea del Nord, vengano lanciate verso l’America.
Un'occupazione americana della Groenlandia, con sovranità sottratta a Copenaghen, consentirebbe a Washington di aumentare il numero di basi, schierando anche bombardieri e missili nucleari, nonché, sulle coste, basi navali per sbarrare il passo a navi e sottomarini avversari. «L’isola è circondata da navi russe e cinesi», ha dichiarato Trump. In effetti, il disgelo permette rotte libere provenienti dall'Asia, dallo stretto di Bering, con ingresso nell'Artico della flotta cinese e anche di unità della flotta russa del Pacifico a rinforzo dello scacchiere euro-atlantico. Del resto, negli ultimi anni i russi hanno rafforzato basi artiche come quella di Nagurskoye, nella Terra di Francesco Giuseppe, e quella di Rogachyevo, nella Novaja Zemlja, che distano dalla Groenlandia circa 2500 km e dalle cui piste possono operare bombardieri Tupolev Tu-160 e caccia Mig-31K armati di missili ipersonici Kinzhal.




