Le cancellerie si stanno dando un gran daffare in questi giorni a ipotizzare quale potrebbe essere il futuro status della Groenlandia una volta conquistata (sic.) dagli Stati Uniti. Improbabile che diventi il 51esimo Stato, più facile che finisca col somigliare ad altre isole cruciali perla sicurezza americana. Potrebbe far parte del Commonwealth, per esempio, diventare territorio incorporato o non incorporato, territorio organizzato o non organizzato, come Porto Rico e le Isole Vergini americane. Oppure potrebbe firmare un Trattato di libera associazione (Cofa), come Micronesia, Isole Marshall e Palau, tutti indipendenti e membri delle Nazioni Unite, ma che hanno affidato sicurezza e difesa a Washington. Trattasi di burocrazia, cui gli europei sono patologicamente legati, e dalla confusione generata a bella posta dagli americani per spingere le trattative (basti pensare che ieri sera mentre il Wall Street Journal titolava su una possibile acquisizione dell’isola perorata dal Segretario di Stato Marco Rubio, il Financial Times scriveva di una possibile annessione attraverso l’uso dell’esercito).
Da qui, ieri, è scaturita la nota congiunta dei leader europei: «La sicurezza dell’Artico rimane una priorità per l’Europa ed è fondamentale per la sicurezza internazionale e transatlantica», hanno scritto Macron, Merz, Meloni, Tusk, Sanchez, Starmer, Frederiksen. «Noi e molti altri alleati abbiamo aumentato la nostra presenza, le nostre attività e i nostri investimenti per mantenere l’Artico sicuro e scoraggiare gli avversari. Il Regno di Danimarca, inclusa la Groenlandia, fa parte della Nato. La sicurezza nell’Artico deve quindi essere raggiunta collettivamente, insieme con gli alleati della Nato, compresi gli Stati Uniti, rispettando i principi della Carta delle Nazioni Unite». Ora, tralasciando per un attimo l’ipocrisia del nostro continente (ci torniamo dopo), Donald Trump non sta affatto pensando di aggiungere un pinguino tra le stelle della bandiera americana. Secondo l’Economist la Casa Bianca sta lavorando proprio a un Cofa, che consente alle forze armate statunitensi di operare liberamente nei Paesi firmatari e garantisce l’ulteriore vantaggio di un commercio, in questo caso di terre rare, esente da dazi.
Giorgia Meloni, la sua linea su guerra e Groenlandia
L’Italia conferma il suo sostegno «alla sicurezza dell’Ucraina», ma escludendo «l’im...Ma la questione non è (solo) economica: è dalla fine della Guerra fredda che la presenza americana sul territorio è diminuita. Nel frattempo, mentre le truppe Usa passavano da 15mila unità a 150, qualcun altro ha riempito lo spazio lasciato vacante: «Per molto tempo, nell’Artico, gli Stati Uniti hanno lasciato un vuoto», ha raccontato Anna Wieslander, direttrice per l’Europa settentrionale del think tank Atlantic Council. «Avevamo i russi lì, i cinesi là, ed erano entrambi molto coinvolti. Gli Stati Uniti invece non avevano nulla: nessuna strategia, nessuna nave rompighiaccio, poco in Alaska dal punto di vista militare. Ora gli Stati Uniti si stanno rendendo conto di una nuova realtà».
Donald Trump l’aveva già capito nel 2019 che l’Artico era tutt’altro che un’oasi geopolitica: Pechino spera ancora di replicare ciò che ha fatto nel Canale di Panama e in Africa, investendo in progetti commerciali che hanno potenziali risvolti militari, e, dopo la Danimarca, si è aggiudicata il secondo posto per le esportazioni della Groenlandia; Mosca ha gonfiato i muscoli dall’alto dei suoi 24mila chilometri di costa artica per scopi sia commerciali che militari. Oltre a gestire sistemi missilistici e radar e a dilettarsi con esercitazioni congiunte di bombardieri di concerto con la Cina (era il luglio scorso, era molto vicino all’Alaska e tutti i funzionari occidentali ci rimasero di sale, ma vai a ricordarselo...), Putin dispone della più grande e potente flotta rompighiaccio del mondo: 40 unità operative, 8 a propulsione nucleare. Non contento, lo zar, seppur stremato dalla guerra in Ucraina, nel 2024 ha ordinato altre navi guerra. Quelle che ha richiesto la dicono lunga sulle sue priorità: su cinque, tre sono specificatamente progettate per le missioni artiche. Fino a poco tempo fa considerata una regione impraticabile, l’Artico ora è libero dai ghiacci nei mesi più caldi, offre rotte marittime più brevi, con i rispettivi porti e risorse naturali. Gli Stati Uniti, invece, di rompighiaccio ne hanno soltanto tre, non armate, a propulsione convenzionale e appartenenti alla Guardia Costiera. Non stupisce che Trump ne abbia ordinate 40: se va bene ne otterrà una decina, di cui tre previste per il 2030. Saranno comunque nettamente meno di quelle russe. E l’Europa?
Trump, tutti lo criticano per la Groenlandia. Nessuno dice che l'isola è sfruttata dalla Danimarca
La Groenlandia è l’ultimo grande caso di colonialismo europeo nel continente americano. È significat...La Royal Navy è presente, ma ne ha una soltanto. Fortunatamente, per ora, la deterrenza è un gioco di sottomarini. Sia gli Stati Uniti che la Gran Bretagna dispongono di sottomarini d’attacco a propulsione nucleare che sono più che equivalenti a quelli russi. E i membri Ue? Tra minacce di guerra ibrida, sabotaggi di cavi internet ed elettrici e senza capacità d’intelligence, mettono il broncio con la Casa Bianca. Il ministro della Difesa danese s’è svegliato: «Dobbiamo anche fare ciò che abbiamo promesso di fare in termini di politica di sicurezza e difesa», ha aggiunto Poulsen, «siamo d’accordo con gli americani». Parigi val bene una messa.




