Eroi. È la parola che resta quando il fumo si dirada, le sirene tacciono e la cronaca nera smette di essere un titolo. Eroi di Crans-Montana, persone comuni che in una notte di festa si sono trovate davanti alla scelta più antica e più crudele: salvare se stessi o tentare di salvare gli altri. C’è chi ha stretto mani, aperto porte, indicato uscite, chi è tornato indietro sapendo che il tempo era finito. E poi c’è l’altra immagine, quella che brucia quanto il rogo. Il video della proprietaria del “Le Constellation” che attraversa il fumo stringendo la cassa, il denaro salvato mentre alle sue spalle il locale diventa una trappola. I ragazzi cadono, vengono calpestati, restano intrappolati tra le fiamme. Lei fugge. L’avidità messa a nudo, l’istinto mercenario contro l’altruismo di chi non ha esitato un secondo. Tra quegli eroi c’è Giovanni Putelli, 39 anni, croupier del casinò di Crans-Montana, origini italiane. Era libero dal lavoro quella sera. Dal primo piano lo hanno visto scendere, tornare verso il fuoco per aiutare altri a uscire.
Non è più risalito. Con lui Noémie Dabin, 26 anni, studentessa di management; Cyane Panine, 24, cameriera; Matéo Lesguer, 23 anni, il deejay ripreso pochi minuti prima dietro la consolle, ignaro che quelle sarebbero state le ultime immagini della sua vita. C’è Thévenot El Kaim Billah, 14 anni appena, calciatore delle giovanili del Lancy Fc, il più giovane tra le vittime. Ci sono Charlotte Niddam, quindici anni, con tre passaporti e un futuro intatto, e Arthur Brodard, sedici. La Francia conta nove morti e ventitré feriti, in gran parte ustionati gravemente. Una ferita nazionale che ha spinto Parigi ad aprire un’inchiesta “specchio” per sostenere le famiglie e dialogare con le autorità svizzere. Tra i feriti anche Gaëtan Thomas, 23 anni, barman del locale, trasferito come molti altri negli ospedali francesi. Il Belgio piange Victoria, 17 anni, originaria del Brabante Vallone, e affianca al lutto un lavoro silenzioso di sostegno psicologico ai compagni di scuola. Un’altra giovane belga figura tra i feriti. In Svizzera è stato proclamato il giorno di lutto nazionale.
Crans-Montana, la scoperta sui Moretti: cos'hanno pagato in contanti
La verità è nei video. E la magistratura svizzera lo sa bene. Infatti ha deciso di partire da lì. D...E poi c’è la storia di un ragazzo italiano senza titolo né fotografia ufficiale. Era riuscito a uscire. L’aria gelida di montagna era già salvezza. Ma dentro era rimasta un’amica. È rientrato tra le fiamme. Non è più uscito. In quell’attimo ha detto tutto su cosa significhi essere eroi. In quelle ore nessuno pensava a chi fosse cliente o dipendente, a chi avesse pagato un biglietto o stesse lavorando. Contava solo indicare una via, sollevare un corpo, rompere una finestra, respirare per altri. Testimoni raccontano di ragazzi che tornavano indietro più volte, accecati dal fumo, guidando sconosciuti per mano. Gesti istintivi, senza eroismo proclamato, che oggi assumono un peso enorme proprio perché compiuti da giovanissimi, spesso minorenni. Molti di questi nomi appartengono a adolescenti, ragazzi poco più che bambini. Non ci saranno figli ad attenderli, ma genitori, fratelli, amici costretti a crescere all’improvviso, portando il peso di una scelta che altri non hanno avuto il coraggio di compiere.
E oggi, mentre l’Europa li ricorda, la giustizia torna a interrogare l’altra faccia di quella notte. I titolari del locale, i coniugi corsi Jacques Moretti e sua moglie, oggi saranno nuovamente sentiti in procura. Sudi loro pesa l’ombra delle negligenze e di quell’immagine diventata simbolo. Crans-Montana resta una ferita aperta: da una parte chi ha dato tutto, dall’altra chi ha salvato il denaro. Una linea netta, che nessuna sentenza potrà cancellare. Resta il silenzio dopo, quello delle stanze vuote e delle scarpe lasciate all’ingresso. Resta una domanda che brucia più del fuoco: chi siamo quando tutto crolla. A Crans-Montana la risposta l’hanno data ragazzi che non sono scappati, che hanno scelto di tornare indietro mettendo a rischio la propria vita. Mentre altri pensavano solo a fuggire, stringendo tra le mani l’incasso di quella carneficina costata la vita a 40 ragazzi.




