L'Iran sta esplodendo e con il regime di Teheran, ancora una volta, rischia di saltare in aria tutto il Medio Oriente. Il presidente Usa Donald Trump nelle scorse ore ha avvertito che "un'azione molto forte" verrà intrapresa se le autorità iraniane dovessero procedere con le minacciate impiccagioni di alcuni manifestanti. Gli ayatollah hanno definito queste parole un "pretesto per un intervento militare". Addirittura per i media l'attacco Usa potrebbe già avere luogo nelle prossime 24 ore.
Trump parla nello Studio Ovale - "Siamo stati informati che le uccisioni si sono fermate e che non c'è nessun piano per esecuzioni". Così il presidente degli Stati Uniti parlando nello studio ovale con i giornalisti in merito alle proteste in corso.
Il G7 minaccia ulteriori sanzioni per la repressione delle proteste in Iran - I paesi del G7 si sono dichiarati "profondamente allarmati dall'elevato numero di morti e feriti" registrati durante la repressione delle proteste in Iran e pronti a imporre ulteriori sanzioni se la violenza dovesse continuare. "I membri del G7 restano pronti a imporre ulteriori misure restrittive se l'Iran continuerà a reprimere le proteste e il dissenso in violazione degli obblighi internazionali in materia di diritti umani", hanno affermato in una dichiarazione congiunta i ministri degli Esteri di Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti, nonché l'Alto rappresentante dell'Unione Europea.
Farnesina, massima priorità alla tutela degli italiani - La "massima priorità" della Farnesina è la tutela dei 600 italiani ancora in Iran e degli oltre 900 uomini delle forze armate schierate nella regione. Lo ribadisce una nota del ministero degli Esteri al termine di un incontro che Antonio Tajani ha avuto con l'ambasciatrice d'Italia a Teheran, con gli Ambasciatori italiani dell'area, con la Difesa e con il comparto dell'intelligence. "È stata fatta innanzitutto una valutazione sulla situazione dei cittadini italiani presenti in Iran e dei Paesi del Golfo, potenziali obiettivi di azioni militari in caso di escalation delle tensioni" si legge nella nota, "La Farnesina conferma e rinnova con forza l'invito ai cittadini italiani in Iran a lasciare il paese. Gli italiani in Iran sono circa 600, per lo più concentrati nell'area di Teheran. L'Ambasciata ha mantenuto in queste settimane un monitoraggio attivo dei connazionali in transito o di passaggio".
Cresce la tensione - Due fonti europee hanno riferito alla Reuters che "è probabile un attacco americano all'Iran nelle prossime 24 ore". Secondo quanto riporta sul suo sito, gli Stati Uniti stanno ritirando parte del personale dalle basi in Medio Oriente, dopo che un alto funzionario iraniano ha affermato che Teheran ha avvertito i paesi vicini che colpirà le basi americane se Washington attaccherà. Due funzionari europei avrebbero sostenuto che un intervento militare degli Stati Uniti sembra probabile, e uno di loro ha aggiunto che potrebbe avvenire nelle prossime 24 ore. Anche un funzionario israeliano avrebbe affermato che Trump sembra aver preso la decisione di intervenire, anche se la portata e i tempi dell'intervento non sono ancora stati chiariti. Il Qatar ha dichiarato che il ritiro dalla base aerea di Al Udeid, la più grande base statunitense nella regione, è stato "intrapreso in risposta alle attuali tensioni regionali".
Almeno 2.500 morti nelle proteste - Le proteste in Iran entrano nella terza settimana consecutiva con un bilancio drammatico: secondo l'agenzia di monitoraggio HRA (Human Rights Activists News Agency), con sede negli Stati Uniti, sono 2.571 le persone uccise dall'inizio delle manifestazioni. La Ong, che ha verificato i nomi e le circostanze dei decessi, suddivide le vittime in 2.403 manifestanti, 147 membri delle forze di sicurezza o individui legati al regime, 12 minori di 18 anni e 9 civili non coinvolti nelle proteste Parallelamente, migliaia di persone risultano arrestate in tutto il Paese. All'interno del Parlamento iraniano, alcuni deputati hanno lanciato un allarme grave: se il governo continuerà a ignorare le richieste di miglioramento delle condizioni di vita e la drammatica instabilità della moneta nazionale, il Paese rischia una nuova ondata di proteste ancora più intensa e diffusa.
Trump contro Teheran - Nelle scorse ore Trump, che in precedenza aveva detto ai manifestanti in Iran che "gli aiuti sono in arrivo", ha dichiarato in un'intervista alla Cbs News che gli Stati Uniti sarebbero intervenuti se l'Iran avesse iniziato a impiccare i manifestanti. I procuratori di Teheran hanno affermato che le autorità iraniane avrebbero presentato accuse capitali per "moharebeh", ovvero "aver mosso guerra a Dio", contro alcuni sospettati arrestati durante le recenti manifestazioni. "Se faranno una cosa del genere, prenderemo misure molto severe", ha affermato il presidente americano, che ha ripetutamente minacciato l'Iran di intervenire militarmente. La missione iraniana all'Onu ha pubblicato una dichiarazione su X, giurando che Washington "fallirà di nuovo. Le fantasie e la politica degli Stati Uniti nei confronti dell'Iran sono radicate nel cambio di regime, con sanzioni, minacce, disordini orchestrati e caos che servono come modus operandi per creare un pretesto per un intervento militare".
Il "no" di Israele - Funzionari israeliani e arabi hanno suggerito all'amministrazione Trump di rinviare un'eventuale azione militare, affermando che il regime iraniano non sarebbe stato ancora indebolito dalle proteste di piazza al punto per cui un raid militare sarebbe il colpo decisivo per rovesciarlo. E' quanto riporta l'emittente Nbc, citando diverse fonti. Ieri, al suo ritorno da Detroit, il presidente americano ha partecipato all'incontro sull'Iran tenuto dal suo team per la sicurezza nazionale e presieduto dal vice presidente Vance, secondo quanto riportato da Axios.
"Non intervenite" - Arabia Saudita, Oman e Qatar stanno facendo pressione sull'amministrazione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump affinché eviti un intervento militare contro l'Iran, dopo che Washington ha avvertito gli alleati nella regione di prepararsi a tale eventualità. Lo riferiscono funzionari di diversi Paesi del Golfo citati dal quotidiano "Wall Street Journal". In pubblico, gli Stati arabi del Golfo hanno mantenuto un basso profilo mentre in Iran si diffondono le proteste e organizzazioni per i diritti umani denunciano migliaia di morti nella repressione. Dietro le quinte, tuttavia, Riad, Mascate e Doha avrebbero avvertito la Casa Bianca che un tentativo di rovesciare il regime iraniano destabilizzerebbe i mercati petroliferi e danneggerebbe l'economia statunitense, oltre a comportare rischi di ricadute interne nei Paesi della regione mediorientale. Secondo i funzionari, l'amministrazione Trump non ha chiarito quale tipo di azione militare stia valutando, ma avrebbe indicato che un attacco è considerato probabile. Un funzionario della Casa Bianca ha detto al quotidiano che "tutte le opzioni sono sul tavolo" e che il presidente ascolta diverse opinioni prima di decidere.
Gli Usa trasferiscono parte del personale della base in Qatar - Secondo quanto trapelato dai media, gli Usa avrebbero chiesto a una parte del personale americano di abbandonare la base aerea statunitense di al Udeid in Qatar. La base è la più grande base statunitense del Medio Oriente e ospita 10.000 soldati. Lo scrive Reuters online. In vista degli attacchi americani contro l'Iran di giugno, parte del personale è stato trasferito dalle basi statunitensi in Medio Oriente.
L'avvertimento dell'Iran - Teheran ha avvertito i paesi vicini che colpirà le basi statunitensi come rappresaglia per eventuali attacchi da parte di Washington. Lo riporta Reuters online citando funzionari iraniani. Teheran, spiega la fonte, ha comunicato ai paesi della regione, dall'Arabia Saudita agli Emirati Arabi Uniti fino alla Turchia, che le basi statunitensi in quei paesi saranno attaccate se gli Stati Uniti prenderanno di mira l'Iran.




