Il progetto “Golden Dome” (Cupola Dorata) immaginato da Donald Trump è lo scudo antimissile definitivo degli Stati Uniti contro gli ICBM russi e cinesi. La Groenlandia, secondo la Casa Bianca, ne è il pilastro insostituibile: guardando il mondo dal Polo Nord, ogni rotta balistica transpolare verso il Nord America passa inevitabilmente sopra l’Artico e sopra l’isola. Posizionare lì radar e intercettori significa guadagnare minuti decisivi: rilevando la minaccia già nella fase di volo spaziale (“mid-course”), invece che solo in discesa come accadrebbe con basi negli USA continentali.Il sistema integra tre tecnologie avanzate schierate sulla calotta polare. Radar a matrice di fase a lungo raggio, evoluzione di quelli della base di Thule (Pituffik), spostano il fascio elettronicamente in millisecondi e discriminano testate reali da esche e decoy (palloni metallizzati), evitando sprechi di intercettori.
Missili ipersonici di nuova generazione, capaci di oltre Mach 5, partono da silos scavati nel permafrost per abbattere i missili nemici mentre sorvolano l’Artico. Una costellazione di satelliti in orbita bassa, supportata da intelligenza artificiale, comunica in tempo reale con le stazioni groenlandesi per calcolare traiettorie di intercettazione ottimali.Per Trump il controllo danese è un ostacolo insormontabile: la politica di denuclearizzazione e neutralità di Copenaghen impedisce infrastrutture massicce, scavi profondi e armamenti permanenti. Solo il possesso totale americano trasformerebbe la Groenlandia in una “portaerei inaffondabile” di terra, libera da vincoli diplomatici e capace di garantire la “superiorità strategica assoluta” contro Russia e Cina.
Groenlandia, Schlein “Da Meloni serviva presa di posizione netta su Trump”
ROMA (ITALPRESS) – “La politica estera di un grande paese come l’Italia non può ridursi all’atte...Senza l’isola, la Cupola Dorata sarebbe “bucata”.Ma per i circa 57.000 groenlandesi – soprattutto la comunità inuit – il progetto genera angoscia profonda. Manifestazioni a Nuuk e voci dei movimenti civici avvertono: radar e silos renderebbero l’isola il primo obiettivo di un attacco preventivo nemico, per “accecare” lo scudo prima di colpire gli Usa continentali. "Non vogliamo essere la prima linea di una guerra nucleare che non abbiamo scelto", ha detto un portavoce locale. La partita però da quelle parti è ancora tutta da giocare.




