Emergono nuovi elementi che rendono sempre più concreto il sospetto che Jacques e Jessica Moretti stessero pianificando di lasciare la Svizzera dopo la strage di Crans-Montana. L’indagine sull’incendio al Le Constellation, costato la vita a quaranta ragazzi, si arricchisce di un capitolo legato a presunti contatti con una compagnia aerea privata, dettaglio che potrebbe indicare la volontà di organizzare una fuga immediata.
A rilanciare l’ipotesi è un articolo della Bild, secondo cui l’informazione sarebbe contenuta in una lettera inviata il 12 gennaio alla Procura vallesana dall’avvocata di parte civile Nina Fournier, pochi giorni dopo l’interrogatorio che ha portato all’arresto preventivo di Jacques Moretti. Nel documento si fa riferimento a movimenti sospetti della coppia nelle ore successive al rogo.
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Avanti di questo passo, finirà che la Svizzera ci chiederà i danni d’immagine. La Confederazione si ..."In relazione al rischio di fuga, addotto come motivo per la detenzione di Jacques Moretti, abbiamo appreso che uno dei coniugi Moretti potrebbe aver contattato una compagnia aerea privata per preparare la fuga" si legge nella missiva. Fournier ha quindi sollecitato la procuratrice generale Béatrice Pilloud ad accertare se vi siano stati effettivi contatti con società attive negli scali di Sion o Ginevra e con quali finalità.
Si riflette sui tempi della rivelazione, piovuta nel giorno del secondo interrogatorio di Jacques Moretti, tuttora detenuto. Nella richiesta di custodia cautelare del 10 gennaio il Ministero pubblico osservava: "Considerando che l'imputato non dispone attualmente di alcun reddito, che lui e sua moglie possiedono beni immobili gravati da ipoteche e veicoli in leasing, l'importo di 200 mila franchi appare adeguato".
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Una catena infinita di errori, ma soprattutto di ritardi imperdonabili che stanno alzando un velo inquietante sulle inda...Due giorni dopo il Tribunale delle misure coercitive parlava di "forti sospetti di reati commessi per negligenza per i quali è stata avviata un'indagine" e aggiungeva che "la rapidità con cui il fuoco si è propagato induce a ritenere che le norme in materia di protezione antincendio non siano state rispettate. Allo stesso modo, nella gestione della struttura sembrano essere state omesse le precauzioni di sicurezza elementari, in quanto l'imputato non sembra aver istruito il proprio personale sui pericoli legati all'uso di fuochi d'artificio in prossimità della schiuma". Per i giudici "il rischio che l'imputato si sottragga al procedimento fuggendo o entrando in clandestinità" era ed è "probabile e quindi ben reale".




