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La bufala del bimbo di 5 anni arrestato

di Costanza Cavallisabato 24 gennaio 2026
La bufala del bimbo di 5 anni arrestato

3' di lettura

Non veniamo a dirle che questo bambino è un violento criminale, Zera Stenvik. Stenvik è la sovrintendente del distretto scolastico di Columbia Height, un sobborgo di Minneapolis, che ha denunciato «l’arresto» di Liam Conejo Ramos, il bimbo di cinque anni con il berretto azzurro e lo zainetto di Spiderman finito sulle prime pagine di ieri e nei post indignati sui social (citiamo per difetto: Repubblica, La Stampa, Corriere, Avvenire e, ma dai, Ilaria Salis su Instagram). «Non mi verrete a dire che questo bambino verrà classificato come un criminale violento», ha detto la donna alla guida dell’asilo frequentato da Liam, il quale sarebbe stato «estratto dall’auto di famiglia in corsa» e usato come esca dagli agenti federali dell’agenzia per il controllo dell’immigrazione (Ice). «Perché arrestare un bambino di cinque anni?», si è chiesta la sovrintendente. E ci siamo chiesti tutti. Contesto: dal 7 gennaio, da quando cioè un agente ha ucciso Renee Good, a Minneapolis è una quotidiana lotta. Ieri è stato indetto uno sciopero generale con lo slogan “Day of Truth and Freedom”, la giornata della verità e della libertà, contro le politiche della Casa Bianca. La città è il fulcro della «più grande operazione di controllo dell’immigrazione illegale nella storia degli Stati Uniti» (cit. Donald Trump) e, di conseguenza, delle maggiori proteste. Alle pratiche aggressive delle forze dell’ordine – che questo mese hanno trattenuto tre minorenni dello stesso distretto scolastico, hanno perquisito scuolabus, si sono presentati negli asili nido – i manifestanti rispondono con molotov, tracciando i veicoli dei federali, allentando i dadi delle ruote delle loro auto. Alla brutale operazione dell’Ice il sindaco Jacob Frey e il governatore dello Stato Tim Walz (l’ex candidato alla vice presidenza con Kamala Harris) hanno risposto ribadendo il loro sostegno alle politiche “santuario”, che in passato hanno incoraggiato i migranti illegali a entrare negli Usa perché garantivano protezione dalle leggi federali sull’espulsione. Anche in questi giorni l’uno e l’altro si sono impegnati a non allertare i federali della presenza di clandestini all’interno delle loro giurisdizioni. Insomma, il caos di Minneapolis non è un caso. Con l’avvicinarsi delle elezioni di Midterm, però, persino a Washington hanno rivalutato la convenienza di aggiungere ottani sulla città e, dopo l’ammissione di Trump («L’Ice ha fatto degli errori», ha detto), JD Vance ha fatto visita agli agenti a Minneapolis.

Con l’intento di «calmare le tensioni», il vicepresidente ha denunciato la scarsa collaborazione con le autorità statali e locali («Dobbiamo venirci incontro a metà strada») e ha assicurato che i federali «che violano la legge andranno incontro a sanzioni disciplinari» (in precedenza aveva definito «un eroe» l’agente che ha sparato a Good). E poi ha parlato del piccolo Liam: «Sono andati ad arrestare il padre, un clandestino. Il padre è scappato. Quindi, la storia è diventata che l’Ice ha arrestato un bambino. Bene, cosa avrebbe dovuto fare? - ha chiesto Vance - Lasciare che un bambino morisse assiderato? Evitare di arrestare un clandestino?». Ovviamente non ci fidiamo solo di Vance (come non ci siamo fidati solo di Zera Stenvik). Così sappiamo che Liam, appena tornato dall’asilo, dove il padre era andato a prenderlo, è stato prelevato dagli agenti federali sul vialetto di casa sua ed è ora trattenuto insieme con il padre, Adrian, al South Texas Family Residential Center di Dilley, in Texas, in un centro di detenzione residenziale (e non criminale) per famiglie. E questo perché gli agenti hanno cercato di far entrare il bambino in casa, ma la madre, terrorizzata, incinta e con un altro figlio, si è rifiutata di aprire per il timore di essere a sua volta arrestata. Il padre ha così deciso di tenere con sé il figlio. Nessun arresto.

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Né gli agenti hanno cercato di usare il bambino per convincere la donna a uscire di casa, come ha scritto qualcuno. La famiglia è originaria dell’Ecuador, nel dicembre del 2024 si è presentata agli ufficiali di frontiera in Texas e hanno fatto richiesta di asilo: «Questi non sono immigrati clandestini - ha spiegato Marc Prokosch, l’avvocato della famiglia - Sono arrivati regolarmente. Sono arrivati legalmente e stanno seguendo un percorso legale». Il legale non ha però fornito ulteriori dettagli sull’iter della richiesta, sottolineando che i piani di asilo sono riservati. L’Ice ha offerto e offre molte ragioni per essere criticata, anche senza mettere in mezzo un bimbo di 5 anni.