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Crans-Montana, la scoperta-choc: "L'informatico ricoverato in psichiatria"

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martedì 10 febbraio 2026
Crans-Montana, la scoperta-choc: "L'informatico ricoverato in psichiatria"

2' di lettura

Dietro i mancati controlli di sicurezza al Le Constellation, il bar di Crans-Montana andato a fuoco la notte di Capodanno non lasciando scampo a 41 persone, ci sarebbe, tra le altre cose, l’improvvisa messa fuori servizio di un software. Cosa che avrebbe bloccato le procedure per calendarizzare i locali da ispezionare. Ken Jacquemoud, ex responsabile della sicurezza nel Comune, finito sotto inchiesta per aver partecipato a due ispezioni al Constellation nel 2018 e nel 2019, durante l'interrogatorio ha parlato di "una misura di emergenza che ha coinvolto anche altri Comuni" dopo che il titolare della ditta che si occupava della gestione dei delicati programmi era stato arrestato per un tentato ricatto alle amministrazioni: aveva chiesto 100mila franchi per non diffondere dati sensibili sul darknet.

La vicenda è entrata nell’inchiesta dopo che nei giorni scorsi Christophe Balet, successore di Jacquemoud, anche lui indagato, ha detto di aver chiesto il dossier dell’imprenditore — un 62enne non condannato perché ricoverato in una clinica psichiatrica — alle autorità cantonali che però glielo hanno negato.

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Durante il suo interrogatorio, durato quasi 12 ore, Jacquemoud ha detto anche: "A causa dei problemi di organico non avevamo risorse per fare i controlli sulla sicurezza dei locali pubblici e avevamo anche problemi con il software per la cui sostituzione abbiamo impiegato molto tempo. Di tutto questo avevamo informato il Comune". Mentre sulla mousse insonorizzante, quella che avrebbe dato il via all’incendio una volta raggiunta dalle fiammelle delle "bottiglie scintillanti", ha spiegato: "Quella schiuma? Non sapevo fosse pericolosa. E poi per legge non ero tenuto a controllarla". A lui spettava la verifica "solo sui materiali da costruzione". 

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