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Per disinnescare il Medioriente bisogna disarmare Hamas e Anp

Il Board per Gaza con molti Paesi islamici è un fatto storico: solo Schlein & C. non lo capiscono
di Lodovico Festagiovedì 19 febbraio 2026
Per disinnescare il Medioriente bisogna disarmare Hamas e Anp

4' di lettura

Forse, se si concentrasse un po’, persino la stordita Elly Schlein si renderebbe conto che mettere insieme un’istituzione come il “Board of peace” perla ricostruzione di Gaza a cui partecipano (e insieme a Israele!!!) Albania, Arabia Saudita, Azerbaijan, Bahrein, Egitto, Emirati arabi uniti, Giordania, Indonesia, Kazakistan, Kosovo, Marocco, Mongolia, Pakistan, Qatar, Turchia, Uzbekistan, cioè praticamente i rappresentanti di più o meno tutto il mondo islamico non jihadista, sia un fatto storico.

Possono non piacere i toni da Disneyland che non mancano nell’amministrazione trumpiana nel lanciare questa iniziativa: ma la sostanza di questa operazione è storicamente sorprendente.
Ma e l’Onu? Ma avete letto gli auguri che il segretario generale António Guterres in questi giorni ha mandato all’Iran in occasione dell’anniversario della rivoluzione islamica del 1979, rivolgendo al presidente dei «massacratori di ragazzi» Masoud Pezeshkian, le sue più sentite congratulazioni per la Festa Nazionale della Repubblica Islamica?

Questa è l’Onu! Naturalmente come dicono a Milano: “Piutost che nient, l’è mej piutost”. Le Nazioni Unite restano un terreno utile per trovare compromessi tra liberaldemocrazie e il cosiddetto CRINK (China, Russia, Iran e North Korea) però affidare a questa istituzione compiti “soggettivi” di pacificazione non è ragionevole: si consideri anche solo il fatto che un membro con diritto di veto come la Russia abbia invaso una nazione sovrana come l’Ucraina. Persino Médecins Sans Frontières a metà febbraio ha sospeso le sue attività non essenziali presso l’ospedale Nasser di Khan Younis a Gaza, perla presenza di uomini armati e mascherati, con gravi rischi per la sicurezza dei suoi dottori e la violazione della neutralità della struttura sanitaria.

I TERRORISTI

Solo gli operatori dell’Onu come hanno denunciato in migliaia di occasioni gli israeliani- non si erano mai accorti per annidi come i terroristi di Hamas usassero ospedali e luoghi analoghi per la copertura delle loro attività di aggressione allo Stato ebraico. Evidente dunque come oggi per affrontare una situazione così intricata come quella che riguarda l’area che va dalle coste del Mediterraneo meridionale-orientale fino al fiume Giordano, il Board of peace giochi un ruolo rilevante.

Naturalmente è ragionevole per le grandi democrazie europee preferire una collaborazione esterna con una struttura concepita con un comando molto centralizzato da parte degli Stati Uniti. Anche se è altrettanto comprensibile che Washington preferisca una organizzazione molto semplificata gestionale per programmare un’operazione economica così complessa come ricostruire la Striscia e compiere questa impresa in collaborazione con Stati islamici dalle caratteristiche e le storie così differenziate. E, peraltro, se in questo contesto si considerano i possibili risultati che si possono raggiungere, è comunque logico che vi sia una larga collaborazione, articolata nelle forme, tra le tutte liberal-democrazie europee, atlantiche, indopacifiche che vogliono portare pace e stabilità in un’area così strategica e insieme così segnata dai conflitti.

L’evoluzione delle vicende mediorientali, innanzi tutto grazie ai provvidenziali colpi militari che prima Israele e poi gli americani hanno inferto all’Iran e ai suoi soci, ha determinato un nuovo scenario: la Turchia che prima giocava anche su un suo qualche rapporto con Teheran, si è impegnata -in questa nuova fase - per un accordo solido e inedito con Riyad, arricchito da una relazione con il Pakistan che garantisce pure una copertura nucleare ai sauditi. Questo nuovo rapporto ottomano-arabo ha alla fine compreso anche un Egitto pur riluttante (sia per gli antichi legami di Recep Erdogan con i Fratelli musulmani, sia per le imprese messe insieme dal Cairo con Israele, Grecia e India) e ha ridato un po’ di fiato anche all’Autorità nazionale palestinese (Anp).

In questi sommovimenti mediorientali oltre evidenti rischi (che già avvertono curdi, emiratini e abitanti del Somaliland) c’è un fondamentale elemento positivo: una pace in una terra così a lunga sconvolta richiede la più ampia partecipazione internazionale, innanzi tutto del mondo islamico.

DUE QUESTIONI

Però ci sono due questioni che rendono inquieti giustamente gli israeliani e che il Board of peace non risolve sufficientemente: il disarmo di Hamas e la garanzia che in Cisgiordania non si organizzino nuove trame antiebraiche e neanche le conseguenti provocazioni di coloni israeliani.

Al fondo quel che manca ancora oggi è un’adeguata forza militare per disarmare i terroristi e per denazificare la Palestina, cioè per sradicare la propaganda antisemita diffusa intensamente in quest’area, in modo da poter formare nel medio periodo un Stato palestinese normale e pacifico. Mi pare che l’essenza degli sforzi diplomatici di Giorgia Meloni e sostanzialmente dello stesso Friedrich Merz sia orientata a trovare uno sbocco a questi problemi in ballo. E va segnalato come persino Emmanuel Macron (chissà se n’è accorta la Schelin) si sia reso conto come la sua stordita politica estera antisraeliana stesse regalando Nord Africa e Medio oriente ai turchi, e così abbia mandato un messaggio a Gerusalemme, chiedendo all’Onu di liberarsi di Francesca Albanese.

Con gli Stati Uniti che non desiderano impegnare consistenti forze di terra nei vari scenari di crisi nel mondo, con Israele diffidente dell’azione di vari Stati musulmani non alieni dai rapporti, di quando in quando, con movimenti di tendenza jihadista, si apre uno spazio politico -coerente tra l’altro anche con l’obiettivo, di cui si discute ampiamente in questi giorni, di ridare rilevanza politica all’Unione europea sulle scene internazionali- per Bruxelles che potrebbe prendere un’euroiniziativa (naturalmente consultando Israele e Stati Uniti) verso la Lega araba per capire come si possa arrivare a organizzare la forza militare di cui oggi c’è cosi bisogni in Palestina (Gaza e Cisgiordania), magari alla fine spingendo addirittura per un intervento eccezionale, rispetto ai suoi statuti, della Nato, come avvenne negli anni della guerra civile nell’ex Jugoslavia.