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Iran e droni, ecco perché la Russia è nei guai

Mosca isolata dalla strategia degli Usa: il nodo degli approvvigionamenti da Teheran. Ma anche Volodymyr Zelensky teme il calo delle consegne di armi
di Matteo Legnanimercoledì 4 marzo 2026
Iran e droni, ecco perché la Russia è nei guai

3' di lettura

«Il presidente Putin sta compiendo ogni sforzo per disinnescare le tensioni in Medio Oriente». Dal Cremlino ieri è partita una nota che la dice lunga sull’angoscia che l’attacco di Israele e Stati Uniti contro l’Iran sta suscitando a Mosca. Il portavoce della presidenza russa, Dmitry Peskov, ha rivelato che, oltre ad aver «trasmesso la sua preoccupazione alla leadership iraniana», lo zar ha chiamato al telefono i capi di Stato e di governo di quattro Paesi del Medio Oriente (Bahrein, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar), invocando la de-escalation.

È difficile che il suo appello, almeno per il momento, possa raccogliere adesioni ventiquattr’ore dopo che tanto i sauditi quanto gli emiratini si sono riservati il diritto di rispondere militarmente agli attacchi perpetrati da Teheran contro i loro Paesi e le loro città, che sono proseguiti anche ieri. Ma Putin non poteva fare di meglio nel tentativo di sottrarre il suo alleato iraniano allo scacco nel quale paiono averlo preso Israele e Usa, dopo l’uccisione dell’ayatollah Khamenei e i martellanti bombardamenti ai danni dei palazzi del potere della Repubblica islamica. Se, al termine del conflitto, il regime ne uscirà sconfitto, la Russia e Putin avranno perso un altro alleato sulla scena mondiale, dopo essersi visti scivolare tra le mani nell’ultimo anno e mezzo il Venezuela di Maduro e la Siria di Assad e con Cuba (per quanto poco rilevante possa essere oggi) ridotta in ginocchio, in attesa del colpetto finale che Trump e i suoi le daranno quando non avranno altro di più importante e pressante di cui occuparsi.

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E quanti rimproverano all’amministrazione Usa di non essere abbastanza dura nei confronti della Russia nel processo di pace con l’Ucraina, dovrebbero avere la decenza di prendere atto dell’abilità con cui Washington è riuscita, in un arco temporale davvero ristretto, a fare il vuoto attorno al Cremlino (con la sola eccezione della Cina, con cui però gli Usa stanno giocando altre partite). Certo, l’asse Teheran-Mosca, da un punto di vista militare, era più rilevante per il Cremlino fino a un paio d’anni fa, quando buona parte dei droni che la Russia catapultava sull’Ucraina, i famigerati Shahed, venivano prodotti proprio in Iran. Poi, però, Mosca ha acquistato la licenza per la realizzazione dei velivoli senza pilota e ormai da tempo li produce da sé presso due impianti situati in Russia. La questione del petrolio è invece di assoluta attualità.

Nel luglio 2022, infatti, Russia e Iran avevano firmato un accordo in base al quale i colossi petroliferi della Federazione hanno investito 40 miliardi di dollari per lo sviluppo dell’industria petrolifera (giacimenti, raffinerie) della Repubblica islamica. Miliardi che di fatto stanno bruciando sotto le bombe e i missili americani e israeliani. Ancora, nel maggio dello scorso anno, i due Paesi avevano firmato un’altra intesa che prevedeva la fornitura all'Iran di gas russo per un equivalente di 4 miliardi di dollari l'anno, un contratto che difficilmente a Teheran saranno in grado di onorare. Putin è imbufalito al punto da aver esplicitamente fatto sapere di non avere telefonate o contatti di qualche tipo in vista con Trump e da aver fatto comunicare ai suoi che, relativamente al processo di pace con l’Ucraina, non sono previsti al momento ulteriori incontri, nonostante appena pochi giorni fa fosse in preparazione un ulteriore round di colloqui.

Anche il suo più acerrimo nemico, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, nelle scorse ore ha espresso ansia per l’escalation militare in corso in Medio Oriente. Pur non nascondendo la sua soddisfazione per l’attacco a un regime alleato della Russia, Zelensky è andato al sodo dicendosi preoccupato dall’ipotesi che «com’era già accaduto in occasione della guerra dei dodici giorni dello scorso luglio» le consegne di missili e altri sistemi di difesa «possano subire ritardi per effetto dell’impegno americano in Iran». E dal fatto che, prolungandosi il conflitto, quella finestra temporale più volte definita favorevole per il raggiungimento di un cessate il fuoco con la Russia (entro l’estate) possa restringersi ulteriormente.

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