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Iran, slitta l’incoronazione del figlio di Khamenei

di Matteo Legnanigiovedì 5 marzo 2026
Iran, slitta l’incoronazione del figlio di Khamenei

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Martedì sera la partita per la successione all’ayatollah Ali Khamenei, ucciso nel suo compound a Tehran nel corso della prima giornata di bombardamenti sull’Iran, sembrava cosa fatta. L'emittente Iran International aveva infatti indicato come nuova Guida Suprema del Paese il figlio 56enne dello stesso Khamenei, Mojtaba. La sua scelta avrebbe dovuto essere ufficializzata ieri mattina e invece da Tehran non è arrivata nessuna conferma, nel timore che il prescelto (che sia davvero Mojtaba o qualcun altro) possa diventare immediatamente un bersaglio per gli americani e ancor di più per gli israeliani. Quanto Gerusalemme sia informata pressoché in diretta sulle mosse della nomenclatura iraniana lo rivela più di ogni altra cosa il bombardamento compiuto martedì nella città di Qom contro l’edificio dove si riunisce l'Assemblea degli Esperti, proprio nelle ore in cui l’organismo responsabile dell'elezione della Guida Suprema si sarebbe dovuto riunire per ufficializzare il successore di Khamenei.

Ieri non era ancora chiaro se i massimi rappresentanti del clero sciita iraniano avessero appena lasciato l’edificio o se invece alcuni di loro possano essere stati coinvolti dal bombardamento. Ma quanto accaduto, assieme alle parole pronunciate dal ministro degli Esteri israeliano Israel Katz secondo il quale «ogni leader nominato sarà un bersaglio inequivocabile da eliminare», ha avuto l’effetto di mettere un bersaglio sulla schiena di chiunque. Che, appena scelto si troverebbe in una condizione di enorme pericolo, al punto che nell'attuale scenario bellico l'Assemblea degli esperti potrebbe puntare a scegliere una Guida ritenuta eventualmente sacrificabile.

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Quanto a Mojtaba, secondo alcune fonti ci sarebbero addirittura dubbi sulle sue reali condizioni di salute dopo che sabato era rimasto coinvolto nel bombardamento nel quale aveva perso il padre, la madre e la moglie. Ma l'ipotesi di un Mojtaba fuori gioco, almeno per il momento, perché fisicamente inabilitato ad assumere le redini del Paese, potrebbe essere anche il frutto della macchina del fumo iraniana che si è messa al lavoro dopo aver compreso quanto le minacce pronunciate da Israele siano tutt'altro che parole al vento. Quello di Mojtaba Khamenei non era, oltretutto, l'unico nome in gioco. Khamenei senior aveva 86 anni e la partita per la sua successione era in corso da tempo. Oltre a lui, i favoriti della vigilia erano, secondo esperti di Iran citati dal New York Times, l'ayatollah Alireza Arafi, religioso nominato nel triumvirato che sta reggendo l'Iran ad interim dopo l'uccisione di Khamenei, e Hassan Khomeini, nipote del fondatore della Rivoluzione islamica, l'ayatollah Ruhollah Khomeini.
Arafi e Khomeini sarebbero considerati figure moderate in confronto a Mojtaba, che sarebbe fortemente sostenuto dai vertici del Corpo dei Guardiani della Rivoluzione islamica intenzionati a dare seguito allo stretto legame che con Khamenei padre si era creato tra l'autorità religiosa del sistema teocratico (la Guida Suprema) e il suo potere coercitivo rappresentato, appunto, dai Guardiani. Ieri pomeriggio l’ayatollah Ahmad Khatami, che è uno degli 88 membri dell’Assemblea degli Esperti, ha dichiarato che «l’Iran è vicino alla scelta del suo prossimo leader supremo», senza indicare scadenze. E anche la cerimonia di commemorazione dello scomparso ayatollah Khamenei, che avrebbe dovuto iniziare ieri sera e durare tre giorni, è stata rinviata. Segnale di un regime che si sente ormai braccato.

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