Libero logo

Il potere di Sanchez si ispira a Almodovar

Pedro Sanchez, primo ministro socialista, ha annunciato che la Spagna non consentirà agli aerei degli Stati Uniti l’uso delle sue basi militari, basi che consentirebbero l’estensione dell’offensiva nordamericana e israeliana contro il regime ierocratico iraniano
di Giulio Sapellisabato 7 marzo 2026
Il potere di Sanchez si ispira a Almodovar

4' di lettura

Pedro Sanchez, primo ministro socialista, ha annunciato che la Spagna non consentirà agli aerei degli Stati Uniti l’uso delle sue basi militari, basi che consentirebbero l’estensione dell’offensiva nordamericana e israeliana contro il regime ierocratico iraniano. Una decisione che affonda le sue radici nel legame storico che la Spagna ha con l’emisfero sudamericano e non solo con il suo ex impero, ma anche e soprattutto con l’area lusitana, ossia il Brasile. Brasile che, con il Messico, rappresenta la nazione (anch’essa parte di un ex impero) più distesamente rivolta a un confronto con gli Stati Uniti, non solo di Trump, ma come sistema economico e politico, sistema che ha dominato per un paio di secoli, sin dalla sua fondazione, l’America Latina. Le spietate dittature argentine e cilene hanno fatto il resto.
Questo è importante ricordarlo, ma non basta per comprendere che cosa veramente sta accadendo ora in Spagna. Per capirlo bisogna sottoporsi a due prove di pazienza che possono essere molto istruttive e anche, per certi versi, molto piacevoli. Per prima cosa, bisogna vedere i film di Pedro Almodovar, che è stato ed è, il più intelligente ed efficace interprete del grande cambiamento intervenuto in Spagna dopo la caduta del franchismo, che bene illustra la completa secolarizzazione di una nazione che è stata prima un impero di cui non ha mai perso l’allure (basta visitare Madrid con attenzione e interesse per percepirne l’aroma ancora oggi,) poi una nazione da decenni in una crisi politica profonda, con governi via via più instabili e corrosi da un separatismo catalano e basco storicamente non arginabile dalla centralizzazione castigliana e a cui fa eco la diffusione della cultura woke in forme altrove non così diffuse, radicate, pervasive.


Per comprendere che nazione sia oggi la Spagna e Sanchez più di ogni altro (in compagnia di Mariano Rajoy, già capo del Partito Popolare Spagnolo, avversario storico di Sanchez) bisogna leggere quanti più libri possibile del più grande storico della Spagna contemporanea, soprattutto della guerra civile e del periodo dopo la caduta del franchismo, Paul Preston. Ricordo un’opera fondamentale: A People Betrayed: A History of Corruption, Political Incompetence and Social Division in Modern Spain, Collin&Wilson, Londra, 2020. Pari d’Inghilterra, pluridecorato delle più alte onorificenze spagnole, il grande studioso Preston, mio caro e grande amico, studia della corruzione in particolare il suo tentacolare radicamento, parte di un fenomeno che si manifesta, certo, in tutte le società moderne: la lotta per il potere.
Lotta che in Spagna assume, però, un carattere endemico e specialissimo. Leggere Preston è un’esperienza formidabile perché ci svela il concreto dipanarsi della lotta politica spagnola dopo la caduta del franchismo. La corruzione, che era endemica prima e durante la dittatura, continua, anzi aumenta, con la democrazia spagnola, perché i contendenti politico-economici si moltiplicano.
Un protagonista insuperabile di questo processo - sfidato solo da Mariano Rajoy, capo storico dei Popolari spagnoli- è stato ed è Pedro Sanchez, attuale primo ministro, il quale condusse una battaglia incessante contro il già evocato Rajoy. Una lotta che nascondeva, però, dietro le ideologie, solo la lotta tra interessi contrapposti e in competizione per la spartizione delle risorse pubbliche in primis. Lotta “di concorrenza”, non di sfida ideale, lotta che Preston ha studiato storicamente con maestria. Sanchez, se lo si guarda attraverso le lenti teoriche di Preston, si disvela “cacique” tra “caciques”, un cacicco tra imprenditori politico-economici eletti da “fedeli” ai quali si distribuiscono le risorse dello Stato: debbono essere soddisfatti, però, anche quelli a cui non si distribuiscono risorse materiali personali o familiari, da un immaginario di lotta ideale collettiva.

Con piglio altrettanto guerriero- da “cacique”, appunto - oggi Pedro Sanchez la lotta pare condurla contro Trump, rifiutando ogni atto che possa sostenere la guerra iniziata dagli Stati Uniti e da Israele contro la dittatura teocratica iraniana che minaccia tutto il mondo, brandendo la possibilità di raggiungere la costruzione della bomba atomica. Ma pare che il tutto, della postura anti-americana di Sanchez, sia solo un atteggiamento diretto a distribuire risorse immaginarie al suo popolo di fedeli e nulla più. Sia, insomma, una scenografia che nasconde un via libera di fatto concesso all’intervento nordamericano e che si contrappone in tal modo anche alle altre nazioni dell’Unione europea che invece appoggiano Trump, così soddisfacendo la parte più critica della sua maggioranza di governo. Ma è un trucco da illusionista. Lo sostiene il quotidiano spagnolo El Mundo, per esempio, che ha tracciato i voli decollati tra il 27 febbraio e il 5 marzo dalle basi aeree andaluse di Rota e di Morón: almeno 40 movimenti, tra cui 24 aerei da guerra, alcuni dei quali impegnati nel conflitto in Iran. Nonostante il “no” di Sanchez, sembra che gli Usa stiano continuando a utilizzare le due basi, aggirando il divieto con uno stratagemma che il quotidiano disvela acutamente e che permette agli aerei Usa di usare anche le basi Italiane come postazioni di rifornimento. Secondo quanto rivelato da El Mundo: «Tra il 27 febbraio, 24 ore prima dell’attacco, e il 5 marzo, ci sono stati - si afferma almeno 40 movimenti di volo da e per Morón e Rota. Tra questi ci sarebbero ben 24 decolli di veicoli da guerra, alcuni dei quali impegnati nella missione in Iran, con scali in Germania e Italia». Tanta confusione per nulla? No, si tratta di una cortina di fumo che si vuol far salire per nascondere la realtà: è un landscape narrativo che vuol far sottolineare il divario invalicabile tra l’attuale governo e quello di José María Aznar, che «entrò in guerra» a fianco di George Bush e Tony Blair contro l’Iraq di Saddam Hussein. Insomma: Preston potrebbe scrivere un nuovo capitolo del Suo capolavoro prima citato.