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Iran, "Operazione uranio": pronto il blitz dei corpi speciali, cosa può accadere

di Roberto Tortoralunedì 9 marzo 2026
Iran, "Operazione uranio": pronto il blitz dei corpi speciali, cosa può accadere

2' di lettura

"Operazione uranio". La partita USA-Iran entra in una fase delicatissima. Impedire a Teheran di mettere le mani su una bomba nucleare resta uno dei principali obiettivi della strategia condivisa da Washington anche con Tel Aviv. E ora sul tavolo della Casa Bianca spunta l’ipotesi più rischiosa: mandare forze speciali sul suolo iraniano per mettere in sicurezza le scorte di uranio arricchito.

Il presidente Donald Trump non ha chiuso la porta a questa possibilità. Quando i giornalisti gli hanno chiesto se fosse pronto a schierare “boots on the ground”, ha risposto con un prudente “maybe”. Una parola sola, ma sufficiente a riaccendere il dibattito. Tra le opzioni allo studio – si legge sul Giornale - ci sarebbe l’impiego della leggendaria Delta Force, reparto d’élite addestrato anche alla neutralizzazione di armi di distruzione di massa. Secondo fonti citate dal sito Semafor, la Delta avrebbe da tempo pronto un piano di intervento “anti-Wmd”. La missione, spiegano le stesse fonti, sarebbe chiara: “Il compito è quello di intervenire e liberarsi di qualsiasi materiale e centrifuga. Non hanno dovuto farlo molto spesso in passato, se non mai, ma sono esperti. Questa è un’opzione sul tavolo che probabilmente non è stata ampiamente menzionata, ma esiste”.

Finora gli attacchi di Stati Uniti e Israele hanno colpito soprattutto marina e missili balistici iraniani. I siti nucleari più sensibili, però, restano il vero nodo. Tra questi l’impianto di Isfahan Nuclear Technology Center, dove secondo diversi analisti potrebbe trovarsi abbastanza uranio per costruire più ordigni atomici. La Casa Bianca non nasconde la preoccupazione. In un’intervista alla rete ABC News, Trump ha ribadito la linea dura: “Tutte le opzioni sono sul tavolo. Tutte”. E ha rincarato la dose contro Teheran: “L’Iran è una tigre di carta - aggiunge - non lo era una settimana fa. Stavano per attaccare, il loro piano era attaccare l’intero Medioriente e conquistarlo”. In gioco ci sono circa 450 chili di uranio arricchito al 60%, materiale che – secondo gli esperti – potrebbe essere convertito a livello militare in poche settimane. Anche per questo Washington tiene sotto sorveglianza costante i siti sensibili, pronta a intervenire se qualcosa dovesse muoversi. Nel frattempo, secondo Axios, gli Stati Uniti valuterebbero anche un altro colpo pesante: prendere il controllo dell’isola di Kharg Island, snodo da cui passa il 90% del petrolio iraniano. Un bersaglio strategico che, se neutralizzato, metterebbe in ginocchio le finanze del regime.

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