Una certa diffusa ansia che si respira nella società italiana deriva innanzi tutto dal non capire che cosa si possa fare per governare una situazione internazionale per tanti versi preoccupante. Se un feroce regime come quello iraniano stermina nel giro di pochi giorni decine di migliaia di suoi giovani, ragazze e cittadini, e intanto riprende a prepararsi una bomba atomica e ad allargare il suo arsenale di missili a lunga gittata, è evidente che soggetti con alte responsabilità nel mondo (gli Stati Uniti) e nel Medio Oriente (anche Israele) non possano far finta niente. Ma quel che disorienta è che Washington non eserciti le sue scelte che magari potrebbero essere obbligatorie, grazie a qualche forma di leadership, bensì usando uno stile di azione unilaterale e per di più non di rado condito da sgradevoli retoriche.
Detto questo le vicende in corso in Iran non possono essere affrontate solo dal punta di visto del pur niente affatto secondario “metodo” di leadership. La risposta iraniana all’intervento israeliano-americano conferma il carattere terroristico-omicida del regime degli ayatollah, con uno sfondo fanatico-apocalittico: con cioè l’idea di sprofondare tutto il mondo non solo Washington e Gerusalemme nella loro vendetta. E quindi, al di là di tutte le divergenze, c’è l’esigenza di una qualche pur limitata strategia occidentale per evitare qualche catastrofe. L’ansia di cui si diceva nasce dal fatto che non solo non si vedono ancora risposte di questo tipo, ma non si comprende nemmeno bene il luogo dove queste risposte si possano discutere. Forse è un’eccezione nella recente riunione d’emergenza del G7 la proposta di Giorgia Meloni ai membri di questo “gruppo” che rappresenta le maggiori democrazie del mondo di concordare iniziative economiche e militari con il Consiglio di Cooperazione del Golfo: mi pare che questa sia una mossa nella direzione giusta. Mentre israeliani e americani sono impegnati nell’intervento militare che hanno autonomamente scelto, mentre si fa pressione per trovare soluzioni diplomatiche alla crisi, non ci si lascia solo intimidire dagli attacchi terroristici dei fanatici iraniani, e si assumono iniziative distinte da quelle dell’Idf e dell’Us Army ma non contrapposte.
Su questa c’è linea c’è un possibile spazio di azione ampia: Francia, Italia, Giappone, Australia, Gran Bretagna, Germania ma anche altri stati europei hanno dragamine, incrociatori e qualche portaerei che possono presidiare sia lo Stretto di Hormuz sia un Mar Rosso dove gli Houthi potrebbero riprendere il loro terrorismo da un momento all’altro se richiamati dai padroni iraniani. Inoltre questa sarebbe l’occasione per costruire una salda alleanza anche con l’India, che è quasi sicuramente un obiettivo del terrorismo iraniano perché il suo partner cinese teme il decollo del corridoio economico India-Medio Oriente-Mediterraneo (Imec). E proprio truppe indiane potrebbero completare le forze militari necessarie per disboscare i terroristi iraniani in azione lungo le coste orientali dello Stretto di Hormuz.
In rapporto con il citato GCC e più in generale con la Lega araba, l’Unione europea e alleati potrebbero anche preparare forze militari da impegnare nel disarmo di Hamas a Gaza e degli Hezbollah nel Sud del Libano, magari presidiando anche la Cisgiordania, e, se invitati dal governo legittimo di Bagdad, dove i terroristi iraniani hanno colpito militari italiani e francesi, anche in Irak.
L'odio anti-Trump fa temere all'Occidente anche le minacce di un ayatollah fantasma
Sono i cani piccoli, quelli che abbaiano più forte. Gli etologi spiegano che è per paura, ma i più ...Un certo spazio a iniziative come queste è lasciato innanzi tutto dalla Cina, che non può permettersi in questo momento una crisi economica globale che sarebbe pericolosissima sul piano interno, mentre la Russia che in quattro anni non è riuscita neanche a conquistare il Donbass ha difficoltà a prendere iniziative aggiuntive troppo impegnative. Così, senza entrare in una guerra avviata senza consultazioni, si potrebbe ugualmente contribuire a una pace giusta. Magari chiedendo anche agli Stati Uniti che per almeno un anno, fino a che la situazione politica ed economica internazionale sia pienamente tornata sotto controllo, non si parli di nuovi dazi se non in casi eccezionali, da trattare comunque con molta cautela, riservatezza e senza retorica.




