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Un'occasione storica per stabilizzare il Medio Oriente

L’intervento militare americano e israeliano in Iran ha solide giustificazioni: il regime di Teheran che minaccia da sempre gli stati dell’area con missili e terroristi porta alla necessità di difendere l’ordine mondiale
di Lodovico Festagiovedì 19 marzo 2026
Un'occasione storica per stabilizzare il Medio Oriente

3' di lettura

L’intervento militare americano e israeliano in Iran ha solide giustificazioni: il regime di Teheran che minaccia da sempre gli stati dell’area con missili e terroristi, che manifesta la sua assoluta crudeltà massacrando decine di migliaia di suoi giovani, ragazze e cittadini che chiedevano la libertà, che continua a cercare di costruire una bomba nucleare mentre considera la distruzione di Israele il suo obiettivo storico, non può non spingere Washington e Gerusalemme a difendersi da una minaccia esistenziale per lo stato ebraico, e più generale per l’ordine mondiale.

Meno comprensibile è che qualche settimana prima di questo intervento la Casa Bianca dichiari che la Nato non debba intervenire fuori dall’area europea per cui l’alleanza è stata creata, che si insultino i soldati inglesi, danesi e italiani che hanno affiancato gli Stati Uniti in Irak e in Afghanistan, che si partecipi a un G7 per coordinare le risposte alla crisi energetica provocate dalle risposte di Teheran all’azione israeliana-americana e si prenda, due giorni dopo le intese tra alleati, la decisione unilaterale di alleggerire le sanzioni alla Russia, già concordate per la sua aggressione all’Ucraina.

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In un Vecchio continente dove il partito partner della Cdu-Csu al governo, la Spd, ha preso il 5,5% dei voti in uno dei Land più industrializzati della Germania, dove i laburisti hanno perso nel collegio più operaio di Manchester contro una formazione verde-islamista, in una Francia dove i movimenti macroniani sono ridotti ai minimi termini nelle elezioni municipali, dichiarazioni e atti unilateralisti di Donald Trump versano benzina sul fuoco di una disgregazione politica europea già in corso.

Ora il principale problema, però, è evitare che sciagurati incidenti verbali diventino elementi di ulteriore sbandamento di un Occidente, anche in questi giorni -dall’Ucraina al Golfo Persico fino a Taiwan e alla Corea del Sud- sfidato dal Crink (China, Russia, Iran; North Korea). C’è naturalmente un problema anche di “parole”, e di convincere dunque la Casa bianca che il bullismo è deleterio e che politica e diplomazia sono arti preziose. Però la questione principale non è migliorare le retoriche in circolazione, ma concentrarsi sulle azioni necessarie per uscire dalla situazione attuale. Nonostante tutto siamo di fronte a un’occasione storica per stabilizzare gli equilibri nell’area fondamentale del medio Oriente. Che la Siria e la Giordania ma anche gran parte degli Stati del Golfo si coordino con Israele per respingere gli attacchi del regime fanatico-omicida di Teheran è un fatto che apre nuove e ottime prospettive.

Emmanuel Macron ha chiesto a Gerusalemme e Beirut di incontrarsi a Parigi per trovare una soluzione alla presenza della setta di assassini pagati dagli iraniani, gli Hezbollah, nel sud del Libano. Forse è più utile organizzare un incontro a cui partecipino l’Unione europea (che di fatto si è mossa) e la Lega araba per coordinare un intervento che potrebbe anche aiutare a risolvere la questione del disarmo di quell’altra setta di assassini, Hamas, presente ancora in parte di Gaza e per consolidare la pace in Cisgiordania preparando una costituzione per l’entità palestinese che contrasti anche l’odio antiebraico.

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Mentre israeliani e americani compiono la missione che si sono assunta di destrutturare lo stato fanatico-omicida iraniano, arabi ed europei potrebbero con la diplomazia (ma anche con la forza necessaria) preparare una più salda pace per tutta l’area. Coinvolgendo, peraltro, anche Nuova Delhi contro cui sono indirizzate molte delle mosse cinesi-iraniane mirate a impedire l’Imec (il corridoio economico tra India – Medio oriente-Mediterraneo).

Vi sono poi, peraltro, diversi altri temi per concordare, al di là delle attuali liti Ue-Usa, iniziative concrete da mettere in atto (si considerino Ucraina, Groenlandia, nuove tecnologie, tariffe, risorse strategiche) al fine di rasserenare i rapporti tra le due sponde dell’Atlantico. Un passo in avanti potrebbe consistere nel fatto che l’Unione europea scelga per ogni questione aperta con gli Stati Uniti autorevoli plenipotenziari con il compito di avviare a soluzione le questioni in campo e che le discussioni avvengano tra partner rispettosi e con la riservatezza necessaria per preparare scelte concrete e non abbandonarsi solo alla retorica.

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