Libero logo

Da Tsipras al dittatore Maduro: il tonfo di tutti gli idoli progressisti

Attenzione (a sinistra), caduta miti. In Spagna è crollato Zapatero, indagato per organizzazione criminale, traffico di influenze e falso documentale.
di Alessandro Gonzatogiovedì 28 maggio 2026
Da Tsipras al dittatore Maduro: il tonfo di tutti gli idoli progressisti

3' di lettura

Attenzione (a sinistra), caduta miti. In Spagna è crollato Zapatero, indagato per organizzazione criminale, traffico di influenze e falso documentale. I sospetti, appesantiti dai cento gioielli trovati nella sua cassaforte – collier, anelli, orecchini – rischiano di travolgere politicamente l’erede Sánchez, il quale però è pure leader di un partito ormai devastato dalle inchieste, oltre a quelle sulla moglie, Begoña Gomez, rinviata a giudizio per traffico di influenze, corruzione, malversazione e appropriazione indebita. Nella sede del Psoe, il Partito Socialista di cui Sánchez è segretario, ha fatto irruzione la Guardia Civil per raccogliere informazioni su un presunto sistema di finanziamenti illeciti.

IMBARAZZO
Elly avrà detto qualcosa sul suo pigmalione? Niente. Forse la segretaria è in “pausa teatrale”, e stavolta non ha parlato, a differenza di quando senza accorgersene ha letto le istruzioni che le avevano scritto sul foglio i suoi collaboratori per rendere più enfatico il discorso («pausa teatrale», appunto). Schlein, la quale è comunque impegnata a spingere il ministro spagnolo dell’Agricoltura alla Fao (al posto del dem, e italiano, Maurizio Martina) non ha detto nulla nemmeno dopo che i poliziotti di Bilbao hanno manganellato i perdigiorno della Flotilla. Non ricordiamo dichiarazioni, non solo di Elly ma dei progressisti in generale, neanche a seguito degli spari contro una trentina di clandestini, poi morti, nell’enclave di Melilla: era giugno 2022, la capodem era la vice di Bonaccini in Emilia Romagna e si avvicinava alle primarie del partito. Il sorriso Durban’s, ieri come oggi, lascia spazio al silenzio.

Su El País, non certo il quotidiano della destra iberica, la politologa Stefania Molina scrive che «la sinistra spagnola sta attraversando la fine del ciclo politico. Il progetto che Zapatero ha avviato e Sánchez ha proseguito dopo il 15-M (il movimento degli Indignados, ndr) è terminato (...) È probabile che alla Moncloa», il parlamento, «abbiano già iniziato a contare i seggi».
I 5Stelle invece, più del Pd, sono rimasti orfani del dittatore rosso Maduro, che i pentastellati, agli esordi – era il 13 marzo 2015 – celebrarono subito a Montecitorio con il convegno “L’alba di una nuova Europa”, promosso tra gli altri dal mitologico Di Battista affiancato da Manlio Di Stefano, ex sottosegretario agli Esteri i cui uffici, in un documento ufficiale, tradussero il cognome in “Of” Stefano. I contiani poi hanno continuato a esaltare la rivoluzione bolivariana, che tra fame e fughe di massa (e qualche misteriosa sparizione qua e là) ha fatto scappare un terzo della popolazione a cui Chavez prima né Maduro dopo hanno elargito il reddito di cittadinanza né il Superbonus per i castelli.

E che ricordi, col greco Tsipras! In Italia mezza sinistra tifava per lui, era l’incarnazione di Pericle, avrebbe portato “il secolo d’oro”: l’anno, non il secolo (era il 2015), è finito con la Grecia annientata dalla Troika, la chiusura delle banche, il congelamento dei capitali, i prelievi massimi di 50 euro al bancomat, per chi 50 euro li aveva ancora. Altro idolo internazionale dell’italica sinistra e altro crollo, quello del premier inglese Keir Starmer che doveva salvare il re, dopo che la regina è morta, ma il laburista non è nemmeno riuscito a salvare il proprio partito, che dopo meno di due anni dalla vittoria alle elezioni perde pezzi a ogni consultazione. La beffa, perla sinistra italiana (anche quella di Fratoianni), è che Starmer per tentare di recuperare forse l’irrecuperabile ha imposto una stretta sull’arrivo dei migranti, incentivando pure i rimpatri volontari: «Non saremo un’isola per stranieri», ha tuonato, e la “pausa teatrale” si è estesa a tutto il campo largo.

ALTRO GIRO... Sempre la perfida Albione aveva sfornato il sogno Jeremy Corbyn, anti-israeliano imbarcatosi sul Circo-Flotilla, pure su quello sbarcato a Cuba con Ilaria Salis: Corbyn, nel 2019, doveva sconfiggere quell’arruffato e arruffone conservatore di Johnson, ma è finito a gambe all’aria, dieci punti dietro. Ah, poi c’era Biden, il quale pare che stia ancora vagando per i prati. Per la sinistra, italica e no, era «lucidissimo».