La Russia avrebbe voluto presentarsi all’apertura del Forum internazionale di San Pietroburgo in quella veste di potenza militare ed economica che, secondo il capo del Cremlino Vladimir Putin, gli spetta di diritto, ma una realtà ben più mediocre si è manifestata all’alba in un fumo nero e minaccioso che si è alzato dal porto dell’adiacente isola fortezza di Kronstadt, colpito nottetempo da un bombardamento ucraino. Si tratta dell’ennesimo attacco mirato di Kiev contro le più importanti infrastrutture petrolifere del Paese che dimostra quanto facilmente la Russia in questo momento possa essere colpita nei suoi punti più nevralgici. «Abbiamo ottenuto risultati molto importanti tramite i nostri attacchi a medio e lungo raggio», ha detto il presidente Volodymyr Zelensky alla riunione del Consiglio Nato-Ucraina che si è tenuta ieri a Kiev, osservando che «la Russia sta affrontando evidenti carenze di carburante nei territori temporaneamente occupati e in alcune parti della Russia centrale, oltre a danni significativi alla sua logistica».
Degli ultimi giorni è infatti la notizia che la catena di benzinai Ortk ha imposto limiti «fino a data da definire» alla vendita di benzina e diesel in tutta la regione di Mosca. Da fine maggio, limitazioni sono in vigore nella stessa San Pietroburgo, nonché nelle regioni di Belgorod, Kursk, nella Crimea occupata e nel Lugansk. In queste zone i cittadini russi non possono comprare più di 20 litri di benzina al giorno. «Attraverso questa pressione», ha aggiunto Zelensky, «stiamo costringendo la Russia a scegliere tra diplomazia e ulteriori perdite. È importante che la Russia affronti proprio questa scelta. E ora, alla Russia rimane solo un’ultima arma: i missili balistici. Solo una». La risposta del Cremlino è infatti quella di cercare di fiaccare l’entusiasmo ucraino attraverso attacchi missilistici che definisce «di rappresaglia» contro le infrastrutture civili, utilizzando anche testate a grappolo.
San Pietroburgo, doppio attacco da parte di Kiev: "Colpito anche il terminal petrolifero"
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha confermato che i droni di Kiev hanno colpito il terminal petrolifero di San&...In questa disperata logica rientrano anche le dichiarazioni del viceministro degli Esteri russo Sergey Ryabkov che ieri dallo stesso Forum ha avvisato che la Russia potrebbe essere pronta a rispondere con armi nucleari a un aggressore che violasse la sua integrità territoriale. Ryabkov parla di «scenario peggiore», ma intanto il messaggio è stato inviato e a Washington è stato compreso, tanto da convincere il segretario di Stato americano Marco Rubio che «il rischio di un’escalation è reale, più di quanto non lo fosse due anni fa» e ad anticipare che «presto ci saranno notizie riguardo a un aiuto alla sicurezza dell’Ucraina per un totale di 400 milioni di dollari».
Eppure, secondo il governo tedesco «si sta lentamente aprendo una finestra di dialogo tra la parte europea e Mosca», anche se i violenti combattimenti degli ultimi giorni indicano che probabilmente ci vorranno «mesi» prima che ciò possa accadere. Ogni passo, ricorda comunque Berlino, deve essere compiuto «in accordo con l’Ucraina, nella massima coordinazione possibile con i partner europei e, ove possibile, in coordinamento con gli Stati Uniti». I giornali tedeschi sottolineano come il cambio di prospettive sia coinciso anche con la sconfitta elettorale in Ungheria di Viktor Orban e quindi il fatto che ora Putin non può più contare sulla strategia di dividere l'Europa e la Nato come faceva prima. Un messaggio simile è arrivato anche dal Parlamento Europeo con la commissione Afet (Affari Esteri) che a maggioranza ha votato una mozione in cui si invitano la Commissione e gli Stati membri a valutare la nomina di un negoziatore europeo di alto livello.
La vicinanza dell’Occidente a Kiev è stata ribadita ieri anche con la visita a sorpresa, in occasione del vertice, del segretario Nato Mark Rutte, che ha confermato che la fornitura di missili intercettori statunitensi PAC-3 all’Ucraina continua «giorno dopo giorno e settimana dopo settimana». Quel che manca ancora, è l’accordo sull’ingresso nell’Alleanza Atlantica. «Per quanto riguarda l’Ue, abbiamo l’unanimità. Per la Nato, invece, non ancora. Ma credo che la maggior parte dei Paesi comprenda davvero che l’Ucraina nella Nato è qualcosa di cui la Nato ha bisogno non meno di quanto ne abbia bisogno l'Ucraina», ha commentato Zelensky.




