Per rompere l’assedio, l’Iran ha pianificato un’invasione del Kuwait, con l’obiettivo di impadronirsi delle basi americane Camp Buehring e Camp Arifjan, oppure della base aerea Ali Al Salem. «Il Kuwait è considerato una delle principali opzioni dell’Iran per una potenziale incursione terrestre volta a conquistare le due basi militari statunitensi situate nel Paese», suggerisce su X il giornalista e analista iraniano Mahdi Khanalizadeh. Secondo The Hormuz Report, dello stesso avviso è anche l’ex ministro degli Esteri iraniano Manouchehr Mottaki. L’Iran, ha detto, potrebbe lanciare un’operazione terrestre per catturare militari statunitensi e trasferirli in Iran come prigionieri.
L’IMAM NASCOSTO
«Se i soldati americani sapessero cosa intende il saggio e risoluto leader con “lezioni indimenticabili”, non perderebbero un solo secondo prima di fuggire». A fare l’esegesi delle parole della Guida Suprema della Repubblica Islamica Mojtaba Khamenei è il presidente della Commissione Sicurezza nazionale e Politica estera del Parlamento iraniano, Ebrahim Azizi. Qualcuno bisogna che faccia da ventriloquo per l’imam nascosto, anche perché forse non è più nemmeno sul suolo iraniano, suggerisce l’intelligence israeliana. Comunque, c’è chi lo impersona. Il capo dei pasdaran, Ahmad Vahidi, e altri membri del Corpo, probabilmente.
Gli stessi che ieri hanno impiccato due dei dimostranti dello scorso gennaio, Erfan Esfandiari e Gol-Mohammad Mohammadi. Gli stessi che hanno fermato quattro navi nello Stretto di Hormuz bloccandolo, che hanno colpito nei giorni scorsi i Paesi del Golfo e la Giordania, uccidendo due militari americani, e ieri hanno costretto un volo da Dubai a Tel Aviv a deviare dalla rotta per evitare i missili diretti verso Aqaba, in Giordania. Ne sono stati intercettati tre su quattro e l’ultimo è caduto in una zona remota. Qualche frammento è finito nei dintorni di Eilat, località turistica del Mar Rosso, nel territorio dello Stato ebraico. Ma lì c’è già almeno un sottomarino che presidia la zona ed emerge rendendosi visibile anche dai bagnanti. Da quando, il 17 giugno scorso, è stato firmato il Memorandum d’Intesa fra Stati Uniti e Iran, Israele è stato colpito dal Libano con i missili di Hezbollah ma non direttamente da Teheran. Se accadesse, il ministro della Difesa Israel Katz anticipa che la risposta militare sarà «con tutta la forza, senza alcuna approvazione esterna né condizioni».
Dopo il sesto ciclo di colloqui tra Libano e Israele, svoltosi il 14 e 15 luglio a Roma sotto la mediazione degli Stati Uniti, da ieri il presidente del Paese dei Cedri, Joseph Aoun, è alla Casa Bianca dove ha incontrato il Segretario di Stato Marco Rubio e oggi vedrà il presidente Donald Trump. Si tratta della prima visita di un capo dello Stato libanese a Washington dal 2009. Al centro degli incontri vi saranno il consolidamento del cessate il fuoco, il ripristino della sicurezza e della stabilità in Libano, il ritiro delle forze israeliane dai territori libanesi e l’estensione dell’autorità dello Stato a tutto il Paese. Su quel fronte, tutto procede come previsto, ma «se gli Stati Uniti cambieranno la loro politica, cosa che potrebbe accadere, siamo pronti ad azioni sia difensive sia offensive», avverte Katz. Intanto l’esercito israeliano sta «monitorando da vicino gli sviluppi in Iran e mantenendo un elevato livello di prontezza», ha detto il capo di stato maggiore dell’Idf, tenente generale Eyal Zamir.
ISRAELE SI PREPARA
Per ora, non c’è da preoccuparsi perché il Memorandum è divenuto carta straccia e «la missione degli Stati Uniti andrà avanti» fino a quando non avrà raggiunto gli obiettivi della guerra, rassicura il segretario all’Energia Chris Wright, in un’intervista ad Abc News. «Il mandato del presidente è essenziale per la pace in Medioriente e per la pace nel mondo, e consiste nell’impedire all’Iran di ottenere armi nucleari e nel ridurre la sua capacità di terrorizzare i Paesi vicini, il mondo, il commercio globale», ha detto. L’ultima serie di attacchi americani è arrivata sabato, dopo che il Centcom ha annunciato la morte dei militari americani.
Una notizia «molto triste» per Trump, che ha chiesto al suo partito di onorare la memoria del defunto senatore Lindsey Graham aggiungendo l’Iran al pacchetto di sanzioni contro la Russia. «È quello che Lindsey voleva fare e sarebbe accaduto. È importante», ha aggiunto il presidente su Truth. Il senatore Graham è mancato all’improvviso una settimana fa. Era stato lui a presentare in Senato il testo bipartisan per sanzionare Mosca. La misura, anche associata ai raid aerei, potrebbe non rivelarsi sufficiente se dei soldati americani dovessero cadere in ostaggio degli iraniani. Per intensificare il conflitto, hanno detto a Channel 14 News alcuni alti funzionari del governo di Gerusalemme, è possibile che nei prossimi giorni gli Stati Uniti chiedano a Israele di unirsi alla campagna anche se lo Stato ebraico non sarà attaccato.




