È tornata «la République des copains», la Repubblica degli amichetti. Con l’avvicinarsi della fine del suo secondo mandato, il presidente francese Emmanuel Macron sta accuratamente piazzando i suoi fedelissimi in posizioni strategiche. Con un obiettivo: anticipare un’eventuale vittoria del Rassemblement national (Rn) di Marine Le Pen e Jordan Bardella alle presidenziali del 2027 e magari preparare un clamoroso ritorno nel 2032. Nei corridoi dell’Eliseo, alcuni parlano ancora di semplice «gestione di fine mandato». Ma nei fatti, il ritmo, la precisione e la natura delle nomine raccontano ben altro. All’Eliseo, l’idea si è imposta progressivamente: il prossimo avvicendamento potrebbe essere brutale e riguardare non solo gli orientamenti politici ma anche gli equilibri amministrativi. In questa prospettiva, ogni nomina diventa un tassello di un dispositivo più ampio.
La più recente è quella di Emmanuel Moulin. Ex capo di gabinetto di Bruno Le Maire al ministero delle Finanze, Moulin ha appena lasciato la carica di segretario generale dell’Eliseo, che ricopriva dalla primavera del 2025, per diventare governatore della Banca di Francia su proposta di Macron. Fedelissimo del presidente francese, Moulin prenderà nei prossimi giorni il posto di François Villeroy de Galhau, che a febbraio aveva annunciato le sue dimissioni anticipate da governatore, alimentando la diffidenza di chi accusa Macron di blindare le istituzioni. Quella di Moulin è soltanto l’ultima di una serie di nomine dalle tempistiche assai curiose. Amélie de Montchalin, 40 anni ed ex ministra dei Conti pubblici (disastrati), è stata nominata alla guida della Corte dei conti su proposta di Macron. Annunciata a febbraio, la nomina ha suscitato un’ondata di indignazione perché rispondeva a tutti i criteri del processo intentato contro il macronismo in declino: vicinanza politica, riconversione di una fedelissima, passaggio diretto dal governo a un’istituzione di controllo e, soprattutto, insediamento in una carica destinata a durare a lungo, con un limite di età fissato a 68 anni. Prima di lei un altro generale del macronismo, Richard Ferrand, ex presidente dell’Assemblea nazionale, è stato piazzato in un posto chiave: il Consiglio costituzionale, istituzione incaricata di garantire la conformità delle leggi alla Costituzione. Proposto da Macron, Ferrand è entrato in carica nel marzo del 2025 per un mandato di nove anni.
«Il Consiglio costituzionale non è una casa di risposo per pensionati della politica», ha tuonato la leader del sovranismo francese Marine Le Pen. Negli ultimi anni, diverse altre figure del macronismo hanno trovato una poltrona sicura in altre istituzioni dopo una parentesi da ministri. Emmanuelle Wargon, ex ministra delle Politiche abitative, presiede dal 2022 la Commissione di regolamentazione dell’energia, un’autorità chiave in un contesto di forti tensioni sul mercato energetico. Stéphane Séjourné, ex ministro degli Esteri, è stato nominato commissario europeo per l’Industria nel 2024 dopo le dimissioni di Thierry Breton. Clément Beaune, ex deputato del partito macronista Renaissance nella circoscrizione di Parigi, sconfitto alle elezioni legislative del 2024, è stato ricollocato come Alto commissario per la Strategia e il Piano nel marzo 2025. Più recentemente, nel ruolo di prefetto di Parigi e della regione parigina Île-de-France, è stato promosso Georges-François Leclerc, che era capo di gabinetto di Macron dallo scorso autunno. Un altro ex capo di gabinetto del presidente francese, Brice Blondel, è diventato prefetto degli Yvelines, dipartimento della regione parigina. Ma non è tutto. Macron vorrebbe blindare un’altra prestigiosa istituzione, simbolo della Francia nel mondo: il castello di Versailles. Vacante dal 25 febbraio per la partenza di Christophe Leribault verso la direzione del Louvre, il ruolo di presidente del castello di Versailles potrebbe essere affidato a un altro uomo di fiducia di Macron: Bruno Roger-Petit, consigliere per le questioni memoriali all’Eliseo. «Il presidente vuole nominare un profilo politico», ha detto al Figaro una fonte a conoscenza delle trattative. Il secondo nome che circola con insistenza è quello dell’ex ministra della Cultura Rachida Dati, amica della coppia presidenziale Emmanuel e Brigitte Macron.




