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Quel vertice degli amici precari

I “tre big europei” si concentrano sulla politica estera perché a casa loro sono in crisi In Germania, Francia e Regno Unito, i sondaggi indicano i partiti sovranisti in ascesa
di Carlo Nicolatodomenica 7 giugno 2026
Quel vertice degli amici precari

2' di lettura

Dopo essere rimasto fermo qualche mese per manutenzione, il treno della diplomazia europea per la pace in Ucraina riparte oggi da Londra con a bordo i soliti tre, un francese, un inglese e un tedesco, come nelle più classiche delle barzellette. Qualcuno ha notato l’assenza dell’Italia, ormai declassata e ridotta a comparsa, dicono. Ma se Giorgia Meloni non è stata invitata osi è defilata lei stessa, è solo una fortuna. La nostra premier non c’era nemmeno su quel treno per Kiev un annetto fa, quello in cui ancora loro, Macron, Starmer e Merz partirono con l’idea di strappare una tregua di 30 giorni ma tornarono con un pugno di mosche in mano.

D’altronde che cosa mai può avere a che fare la Meloni con quei tre? Li chiamano “i big d’Europa”, ma di bighanno solo un numero incalcolabile di fallimenti, travolti dalla loro cattiva politica, dagli scandali e dalle crisi interne, talmente malmessi che non passa settimana che non si parli della loro caduta e dei loro possibili successori, immancabilmente tutti a destra. Prendiamo Merz, gli ultimi dati sostengono che fatica a raggiungere un gradimento del 16%, tra i più bassi mai registrati in tutto il continente, mentre la Germania annaspa nella crisi economica al ritmo di 2mila fallimenti aziendali al giorno e nell’immobilismo politico. Gli industriali tedeschi parlano di crisi peggiore dal 1949, di modello al capolinea, mentre giusto in questi giorni il Verband der Familienunternehmer, l’Associazione delle aziende familiari, ha chiesto ufficialmente ai deputati del Bundestag di cancellare la pausa estiva prevista per i mesi di luglio e agosto per concentrarsi sull'approvazione delle riforme economiche. La coalizione di governo è in crisi con l’estrema destra dell’Afd che ha ormai scalzato la Cdu come primo partito nazionale, attestandosi attorno al 28%.

In Sassonia-Anhalt ha addirittura sfondato la soglia del 40% e si prepara a trionfare nelle regionali del prossimo settembre. In Gran Bretagna il premier laburista Starmer è quasi messo peggio, travolto dalle ultime amministrative dove Reform Uk di Nigel Farage ha stravinto su tutti i fronti. Oltre alla situazione economica non delle migliori, alle riforme promesse e mai fatte, e al malcontento popolare sfociato perfino in rivolte per un’immigrazione andata oltre ogni limite, Starmer deve fare i conti anche con gli scandali, a iniziare da quello riguardante l’ex ambasciatore negli Stati Uniti, Peter Mandelson, coinvolto nel caso Epstein. Di Macron è quasi superfluo parlare. Dopo aver cambiato 6 governi uno peggio dell’altro, il presidente francese si trova ora a gestire un gradimento popolare che oscilla tra il 18 e il 21%, mentre anche qui il partito di destra Rassemblement National arriva all’impensabile percentuale del 35%, candidandosi con Bardella alla vittoria nelle presidenziali del prossimo anno. Insomma, con il vertice dei falliti Giorgia Meloni ha davvero ben poco a che fare.