Prima che lo spazio aereo iraniano chiuda, per il corteo funebre della Guida Suprema Alì Khamenei che si svolgerà lunedì per le strade di Teheran, il regime si tutela schierando gli scudi umani. Sono un centinaio di dignitari e diplomatici stranieri, condotti ieri davanti alle bare delle vittime del raid aereo del 28 febbraio scorso, lanciato da Stati Uniti e Israele. E da oggi al 9 luglio, saranno le persone in lutto - le autorità sciite se ne attendono 15-20 milioni - a celebrare la memoria dell’ex Guida Suprema della Repubblica Islamica nella capitale, ma anche a Qom e Mashad, le “città sante” coinvolte nei riti di commiato. E a minacciare l’Occidente, rivendicando la “vittoria” contro il Grande e il Piccolo Satana. Il primo avvertimento arriva dal Corpo dei Guardiani della Rivoluzione Islamica (IRGC) contro qualsiasi «errore di calcolo», promettendo una risposta «più decisiva e schiacciante che mai». In un comunicato, i Pasdaran hanno sottolineato che tutte le forze armate iraniane sono in «piena prontezza di combattimento» e pronte a fronteggiare il «nemico». «Questo non è un semplice dispiegamento militare - si legge nel testo ma la prova del disgusto del popolo iraniano per l’oppressione e l’aggressione».
Nell’ambito del piano di sicurezza straordinario, scende in campo tutto l’apparato militare già impiegato per la repressione delle manifestazioni contro il regime. Il capo della polizia iraniana, brigadier generale Ahmadreza Radan, ha annunciato lo schieramento di 65mila agenti nelle province interessate per garantire ordine pubblico e sicurezza durante le celebrazioni. A questi si aggiungono circa 200mila unità impegnate nel controllo delle principali arterie stradali e delle aree di confine, fino ai punti di accesso alle città sede degli eventi. Previsto anche l'impiego di 16mila pattuglie speciali e l'allestimento di 15mila posti di blocco, nell'ambito del piano di sicurezza straordinario Ad alimentare il timore di un attacco sono le rivelazioni del New York Times, secondo il quale c’era un piano israeliano per eliminare i mediatori iraniani dell’accordo fra Teheran e Washington. Da Gerusalemme, l’ufficio del premier Benjamin Netanyahu smentisce tutto, definendo «un’invenzione» l’esistenza di un progetto per assassinare il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi e il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf.
La tregua è a rischio: droni contro navi Usa a Hormuz. Teheran attacca Kuwait e Bahrain
Torna alta la tensione tra Usa e Iran. "La Repubblica Islamica dell'Iran ha lanciato almeno quattro droni contr...Per sventarlo, sarebbe intervenuta l’intelligence statunitense, a conferma dell’esistenza di un canale di comunicazione d’emergenza, istituito per proteggere il memorandum d’intesa e a scongiurare un conflitto diretto innescato da azioni di destabilizzazione esterne. Non sarebbe la prima volta che gli Stati Uniti si preoccupano della sicurezza dell’Iran. Il quotidiano israeliano Yedioth Ahronoth, alla fine dello scorso mese di aprile, aveva pubblicato il contenuto di un dossier del Mossad, in cui si accusava il vicepresidente degli Stati Uniti, JD Vance, di aver mandato a monte le operazioni militari delle milizie curde ai confini con l’Iran. Secondo il Jerusalem Post, Vance avrebbe avvertito il presidente turco Recep Tayyp Erdogan che le truppe curde, equipaggiate con le armi sequestrate a Hamas e Hezbollah, e con l’appoggio dell’aviazione israeliana, stavano per invadere il territorio della Repubblica Islamica, nel tentativo di rovesciare il governo degli ayatollah. E, a sua volta, il Sultano di Ankara, avrebbe fatto pressione sul presidente americano Donald Trump, fino a ottenere il veto all’incursione e al regime change.
Resosi conto di essere nel mirino, Ghalibaf si è rivolto a Pechino. Ieri ha incontrato He Wei, vicepresidente del comitato permanente del Congresso nazionale del popolo cinese, arrivato a Teheran per rendere omaggio alla salma di Khamenei, e gli ha ribadito che l’Iran non permetterà agli Stati Uniti di interferire nello Stretto di Hormuz. Le forniture di petrolio alla Cina sono quindi assicurate, in cambio ovviamente di assistenza, militare e tecnologica. Poi, ricevendo le condoglianze del presidente del Parlamento libanese Nabih Berri, Qalibaf ha affermato che gli israeliani stanno cercando di minare il Memorandum d’intesa tra Iran e Stati Uniti, pur sottolineando che «le capacità di deterrenza dell’Iran nella regione impediranno agli israeliani di riprendere la guerra». È un nuovo appello a boicottare l’accordo fra Israele e Libano per disarmare Hezbollah. La guerra santa contro gli “infedeli”, nel nome di Khamenei padre e del XII Imam nascosto, continua fino al giorno dell’Apocalisse.




