Signor Carioti, sono uno come tanti, so le cose che i media ci fanno sapere e cerco di capire. Temo che siamo già nella terza guerra mondiale. La Cina (prima potenza al mondo, checché ne dica Trump), rifornisce industrialmente la Corea del Nord, che a sua volta rifornisce militarmente (uomini e missili) la Russia, che a sua volta ha portato la guerra nel cuore dell’Europa, minacciando ulteriori passi verso i Paesi baltici, la Polonia e non solo. Presto toccherà a Taiwan e poi ci sono in lista di attesa Cuba, la Groenlandia, Venezuela e il polo nord. Io temo che presto la Corea del Nord venderà missili nucleari a Teheran e fine del discorso (e dell’umanità). Sono troppo pessimista?
Gino Crociani, email
Caro signor Crociani, l’asse politico Cina-Russia-Corea del Nord-Iran esiste, ma immaginarlo come un’alleanza è sbagliato: ognuno di quei Paesi e di quei leader ha i propri interessi, spesso in contrasto con quelli degli altri. E nessuno di loro è così fesso da impoverirsi e rischiare di farsi distruggere per aiutare l’altro. La Russia prende missili e soldati da Pyongyang perché è rimasta a corto di entrambi: un’umiliazione, non una dimostrazione di forza. Xi Jinping tiene sotto controllo le smanie di Kim Jong-un e sostiene Vladimir Putin quanto basta per non farlo collassare, ma non abbastanza da farlo vincere. Cina e Russia non hanno cambiato il rapporto con gli Stati Uniti quando Donald Trump ha iniziato a bombardare l’Iran. La Cina, per quanto si sforzi di riarmarsi, non è la prima potenza mondiale: la sua aviazione e la sua marina militare non reggono il confronto con quelle americane. Nel campo dell’intelligenza artificiale - che è un’arma, in prospettiva la più letale - gli Stati Uniti sono avanti e stanno incrementando il vantaggio. Il modello di sviluppo cinese si regge sulla vendita di manufatti ai ricchi consumatori occidentali: una guerra mondiale sarebbe un disastro per Pechino. Perché ammazzarsi quando ci si può arricchire? Insomma, sì: lei è troppo pessimista. Il mondo è un posto brutto e pericoloso, ma è anche un palcoscenico in cui nessuno dei suoi grandi attori ha voglia di suicidarsi.




