Giovanni Minardi lo scoprì a otto anni, quando Kimi Antonelli era soltanto un bambino velocissimo su un kart. Ora che quel talento è diventato il leader del Mondiale di Formula 1, chiede al Tribunale di Bologna che gli venga riconosciuto anche il valore economico del lavoro svolto. Mentre il bolognese prepara il GP d’Ungheria, con sei vittorie e 45 punti di vantaggio su Lewis Hamilton, resta aperta la causa civile intentata nella seconda metà del 2025 dal suo primo manager, figlio di Gian Carlo, fondatore della storica scuderia di Faenza. Al centro ci sono la rottura del mandato di rappresentanza, compensi ritenuti non corrisposti e una richiesta di risarcimento che coinvolge anche i genitori di Antonelli.
È la storia di un rapporto nato molto prima dei riflettori. A Minardi bastarono due curve per accorgersi di quel bambino dal piede speciale: «Un talento naturale impossibile da non vedere». Lo accompagnò nei primi passi, lo segnalò anche alla Ferrari e ne seguì l’ascesa verso l’Academy Mercedes e la Formula 1. Proprio nel passaggio verso la massima serie il legame si è spezzato. Antonelli avrebbe esercitato il recesso unilaterale dal contratto di assistenza e rappresentanza; Minardi sostiene invece di avere diritto a compensi mai corrisposti e contesta la cessazione del mandato, chiedendo anche un risarcimento.
PREMI
Le voci economiche riguarderebbero premi, sponsorizzazioni e diritti d’immagine. È la posizione dell’ex manager, ora affidata al Tribunale: nessuna responsabilità è stata finora accertata. L’entourage di Kimi non commenta e lascia filtrare la convinzione di avere agito nel rispetto delle regole. Sullo sfondo c’è il modello delle Academy: le grandi squadre tendono ad accentrare la gestione dei propri giovani, dall’immagine ai rapporti commerciali. Mercedes seguiva già Antonelli attraverso Gwen Lagrue, responsabile del vivaio, e ne ha poi assunto direttamente il management, come accaduto con George Russell. Non è però accertato che sia stata la scuderia a imporre la rottura con Minardi. Le parti avrebbero cercato un’intesa, ma restano distanti. Si parla di una causa milionaria, anche sulla base dei 12-13 milioni, ma l’importo non è stato definito e quelle cifre non provengono dagli atti.
Nelle prossime udienze potrebbero essere chiamati come testimoni Toto Wolff e Lagrue. Antonelli si ritrova così tra due piste. In Ungheria cerca il 7° successo e un altro allungo verso il titolo; in Italia riaffiora il conto della sua vertiginosa scalata. Ieri ha lasciato la W17 a Frederik Vesti nelle prime libere, oggi Antonelli tornerà a fare ciò che gli riesce meglio: pensare soltanto alla curva successiva. Il contenzioso resterà nelle aule del Tribunale di Bologna; la corsa al Mondiale ripartirà dall’asfalto di Budapest.




